12 novembre 2009
183 -
05 novembre 2009
181 - autoritratto 2
180 - autoritratto
26 settembre 2009
179 - sante verità
L'imperarore Wu del Liang chiese al grande Maestro Bodhidarma:
"Qual è il significato supremo della Sante Verità?"
Bodhidarma disse: "Vuote, senza santità"
(Hekiganroku)
08 settembre 2009
178 - Voltaire
«Maestro, veniamo a pregarvi di dirci perché un animale così strano come l'uomo è stato creato».
«Di che t'impicci?» gli disse il derviscio «forse che ti riguarda?»
«Ma reverendo padre,» disse Candido «è orribile il male che c'è sulla terra.»
«Che importa,» disse il derviscio «che ci sia del male o del bene? Quando Sua Altezza manda un vascello in Egitto, si preoccupa forse che i topi della stiva si trovino a loro agio o no?»
«Che bisogna fare dunque?» disse Pangloss.
«Tacere» disse il derviscio.
(Candide ou l'optimisme)
17 agosto 2009
17 giugno 2009
16 giugno 2009
175 - Francis Scott Fitzgerald
"Il bacio ebbe origine quando il primo rettile maschio leccò la prima rettile femmina, alludendo in modo sottile e complimentoso al fatto che essa era succulenta come il piccolo rettile che egli eveva mangiato a pranzo la sera prima"
(L'Età del Jazz)
03 giugno 2009
15 maggio 2009
172 - "Mai più!"
Genocidio inopportuno.
Kigali, una scocciatura tra due Giorni della Memoria. Per l'Occidente, c'è Olocausto ed olocausto.
10 maggio 2009
171 - Nietzsche
170 - sentenze
Chi scrive aforismi non vuole essere letto ma imparato a memoria. (Fredrich Nietzsche)
Quando non si sa scrivere, un romanzo riesce più facile di un aforisma. (Karl Kraus)
06 maggio 2009
169 - Ivan Turgenev
Il suicida a cui è stato impedito di porre a effetto il proponimento, conosce questa specie di sensazione.
A un tratto qualcosa l’urtò da dietro, fra le spalle. Si voltò… Malèk-Adèl’ stava fermo in mezzo alla strada. Aveva seguito il suo padrone, lo toccava col muso… per farsi sentire…
-Ah! – urlò Čertopchanov, - sei tu, sei proprio tu che vieni a cercare la morte! To’, piglia!
In un batter d’occhio cavò fuori la pistola, alzò il grilletto, puntò la canna contro la fronte di Malèk-Adèl’, sparò.
Il povero cavallo si gettò da un lato, s’impennò, indietreggiò dieci passi e stramazzò di schianto, rantolando e dibattendosi a terra…
Čertopchanov si turò gli orecchi con le due mani e fuggì. Le ginocchia gli si piegavano. La sbornia, la rabbia, la cocciuta sicurezza, tutto era svanito in un lampo. Rimaneva solo un senso di vergogna e d’infamia, e la coscienza, la sicura coscienza che stavolta l’aveva finita anche con se stesso.”
21 aprile 2009
168 -
"Il suicida ricerca il significato della vita, poi ad un certo punto si convince che il mondo è insensato e quindi si uccide - non perché il mondo o la vita in quanto tali si siano rivelati invivibili, ma perché non soddisfano la sua esigenza di un significato ultimo che possa essere compreso. Con questa esigenza il suicida ha costruito una realtà inadeguata che lo porta all'autodistruzione [...]"
(Epilogo a "La realtà inventata", Feltrinelli 1988)
06 aprile 2009
30 marzo 2009
29 marzo 2009
23 marzo 2009
164 -
15 marzo 2009
163 - Urbi et Orbi
12 marzo 2009
162 - Nietzsche
"Taluni, limitando stoicamente e severamente i loro bisogni, si leveranno ben presto e facilmente fino a quella sfera in cui potranno dimenticare e, per così dire, scuotersi di dosso la loro soggettività, godendo dell'eterna giovinezza in un sistema solare di faccende impersonali e senza tempo. Un altro estenderà a tal punto l'azione e i bisogni della sua soggettività e lavorerà a costruire il mausoleo di essa in misura sbalorditiva, quasi fosse in grado di superare nella lotta il suo possente avversario, il tempo. Anche in un simile impulso si mostra il desiderio di immortalità: ricchezza e potere, saggezza, presenza di spirito, eloquenza, una florida reputazione, un nome di peso, tutti questi diventano qui null'altro che mezzi attraverso cui l'insaziabile volontà di vita personale aspira a una nuova esistenza e anela a un'eternità in fin dei conti illusoria."
01 marzo 2009
161 - i grandi iniziati
I maestri sono tutti impostori, finché respirano.
Non si può essere svegli ed essere vivi allo stesso tempo.
13 febbraio 2009
11 febbraio 2009
04 febbraio 2009
158 - il dubbio ricorsivo
Ma egli lo sa. La contraddizione è il suo sangue, sa che è dappertutto, che è la cifra della realtà e dell'irrealtà.
Uno scettico deve essere incoerente, perché chi rifiuta ogni certezza non può piegarsi al dogma della coerenza.
Lo scettico vuole la contraddizione, la cerca, ne ha bisogno.
Deve smentirsi di continuo, abiurare senza sosta, sospettare del proprio sospetto; egli sa che il dubbio fatto sistema lo riporterebbe tra i filosofi, ombre che discettano di miraggi.
Non si dà sistema del dubbio, non si dà metodo nella negazione, nello smarrimento. Lo scetticismo è caos, non dottrina, poiché ogni dottrina è fesseria.
02 febbraio 2009
156 - Non questo! Non questo!
Pure solo il “non-come” potrebbe significare il suo “come”; poiché non c’è nemmeno il “come” in colui che non ha neanche il “che”; tuttavia, noi uomini siamo sbattuti, come per doglie, nell’incertezza della parola che convenga pronunziare e parliamo dell’Ineffabile e avventuriamo dei nomi, bramosi d’indicarlo a noi stessi come meglio sappiamo. E, forse, anche questo nostro nome “Uno” non ha altro valore che di “soppressione” relativamente al molteplice!»
(Plotino – Enneadi V, 5, VI)
155 -
"I Saggi sono coloro che vedono con occhio equanime un brāhmaņa - coronato di sapienza e umiltà - una vacca, un elefante, un cane, un paria."
(Bhagavad-Gītā V, 18)
27 gennaio 2009
22 gennaio 2009
152 - misero me
Una vita in meno da poter spolpare.
15 gennaio 2009
151 - la fede e le feci
I cristiani addirittura se ne cibano, rientrando a giusto titolo nel novero dei coprofagi.
13 gennaio 2009
28 dicembre 2008
149
Nella sostanza, ciascuno è esattamente quello che è: - qualunque cosa faccia, qualunque parte interpreti, qualunque scena reciti.
Si è ipocriti solo in superficie.
27 dicembre 2008
148 - Parassitismo. Potenza e Atto
Procreazione: atto gratuito. Incremento comunità di parassiti.
Foto 1 e foto 2. Nati per saccheggiare il mondo, prima di sparire.
25 dicembre 2008
147 - buon per lui
Lui, ben chiuso e senza pene. La valle di lacrime è il posto dei vivi. Sottoterra non si piange più.
19 dicembre 2008
146 - filosofia
17 dicembre 2008
145 - durata
(Cioran - Quaderni)
02 dicembre 2008
144 - Davila
"Non c'è fraternità politica che valga un odio condiviso."
"Una società civilizzata non è frutto dei propositi degli uomini, ma del loro reciproco neutralizzarsi."
"La missione storica degli intellettuali rivoluzionari è quella di inventare il vocabolario e i temi della prossima tirannia."
(In margine a un testo implicito)
01 dicembre 2008
143
Solitudine è incanto, è presenza di noi in tutto, perché noi siamo tutto. Desideriamo rarefarci fino a sparire. Ritornare all'aria, santi e distanti, vuoti e completi.
La nostra strada finisce dove qualunque cosa ha inizio, poiché nostro è l'inizio.
27 novembre 2008
142 - Nicolas Gomez Davila
"In margine a un testo implicito":
« Chiamiamo egoista chi non si sacrifica al nostro egoismo. »
« Celesti sono le gerarchie. È all'inferno che tutti sono uguali. »
« Ragione, Progresso, Giustizia sono le tre virtù teologali dello stupido. »
« L'uomo non si sentirebbe così sventurato se si limitasse a desiderare senza immaginare diritti su ciò che desidera. »
25 novembre 2008
141 - tutto
La metafisica è fatta di sofferenza e negazione, e noi saremo completi quando saremo completamente straziati e nescienti, feriti ed ignoranti, distrutti nel corpo e nello spirito, annientati dall'esperienza del mondo e di noi stessi.
Quando di noi non rimarrà più nulla, allora noi davvero saremo, e davvero sapremo.
03 novembre 2008
140 - pagina 10
(Albert Caraco - Breviario del caos)
139 - il lavoro
Niente ozio, unica cosa che rende sopportabile la vita. Neanche il tempo di piangere, quando ne avremmo tutti i motivi.
Lavorare, e poi ancora lavorare per lavorare, per sopravvivere, quando potremmo aprirci i polsi e lasciare agli altri le pene del guadagno, della casa, delle spese, dei debiti.
Io sono vile e inetto, perché ancora qui, perché ancora vivo.
Il lavoro, che non nobilita nessuno, e che imbruttisce l'uomo oltre ogni limite.
Il lavoro, cancro della specie, abominio, sistema perfetto, schiavitù senza uscita.
Il lavoro odioso e inutile.
Che il cielo mi mandi la morte, che il sonno non s'interrompa mai più; sono arrivato al punto di augurarmi un ictus.
Che qualcuno, per strada, mi spari alla nuca.
Che qualcuno mi investa, distratto, ad un incrocio qualsiasi.
Che un ordigno mi faccia a pezzi.
Che il mio palazzo crolli, uccidendomi sul colpo.
Se la scelta è tra il morire disperato e il morire sereno, che aspetta Dio a fulminarmi, finché conservo ancora un minimo equilibrio?
Ma dio non c'è, ed è mia la scelta, sono io l'arbitro di tutto.
Ma io sono ancora qui. Sono uno stupido, solo uno stupido. Qualunque cosa io dica, o faccia, o immagini, o pensi, rimango uno stupido, e tale sarò finché non porrò fine ai miei giorni.
19 ottobre 2008
138 - liberazione e catene
(Max Stirner - L'unico e la sua proprietà)
137 - il ciclo della filosofia
(Leopardi - Dialogo di Timandro e di Eleandro)
13 settembre 2008
136 - qui a appris à mourir a desappris à servir
"Ritiratevi in voi, ma prima preparatevi a ricevervi; sarebbe una pazzia affidarvi a voi stessi, se non vi sapete governare. C'è modo di fallire nella solitudine come nella compagnia." (I, XXXIX)
"Si può dire con fondamento che c'è un'ignoranza abbecedaria che va innanzi alla scienza; un'altra, dottorale, che viene dopo la scienza; ignoranza che la scienza produce e genera, allo stesso modo che annulla e distrugge la prima." (I, LIV)
135 - a scuola dai saggi
"Non sono i fatti in sé che turbano gli uomini, ma i giudizi che gli uomini formulano sui fatti [...] Di conseguenza, quando subiamo un impedimento, siamo turbati o afflitti, non dobbiamo mai accusare nessun altro tranne noi stessi, ossia i nostri giudizi. Incolpare gli altri dei propri mali è tipico di chi non ha educazione filosofica; chi l'ha intrapresa incolpa se stesso; chi l'ha completata non incolpa né gli altri né se stesso." (5)
"Se uno ti riferisce che il tale parla male di te, invece di difenderti dalle critiche che ti vengno riportate, rispondi:
09 settembre 2008
134 - il libro dei morti
"[...] osserva bene l'essenza di quello che ti spaventa: percepirai soltanto il Vuoto, l'essenza che non esiste concretamente in nessun luogo: questo è Dharmakaya. Ma questo Vuoto non è mera negazione, la sua essenza che fa paura al solo pensarla, è lo Stato della Coscienza primordiale, pura consapevolezza e chiarezza: è il Sambhogakaya della mente. Vuoto e Chiarezza non sono separati: l'essenza del Vuoto è la Chiarezza, l'essenza della Chiarezza è il Vuoto."
(Bardo Thos Grol - Libro tibetano dei morti)
30 agosto 2008
133 - ama nesciri et pro nihilo reputari
L'amore ideale è il paradosso, ghiaccio dell'anima, bestialità nella delicatezza, teatro dell'amore di sé, mistificazione puerile.
Amore insomma è una distorsione prospettica, è credersi il fine della vita e degli atti di chi ci circonda. E credersi un fine fa ancora parte dell'egoismo esponenziale di ciascuno. È un supplemento di valore che forniamo a noi stessi, è presunzione iperbolica.
Nulla di ignobile in tutto ciò. Nella delicatezza degli sguardi, nelle coreografie del letto, nella pietà del dono di sé, nel sacrificio della vita, ciascuno va incontro a se stesso, appagandosi.
Un capolavoro, può essere una donna, è arte di cui fruiamo. La bellezza non scavalca l'egoismo, è non serve se non per godere del piacere impalpabile della grazia.
Dio, termine ultimo dell'amore nelle fantasie del pio: non lo si ama forse per interesse personale? Non è, la salvezza dell'anima, ciò che pretendiamo in cambio della nostra fede? Un dio che non premia, che non punisce, che non si manifesta, che non comanda, che non pretende, che autorità può avere? A che scopo credere in lui, in un Dio lontano ed impotente, indifferente alle nostre suppliche e alla nostra sete di vendetta?
Al livello più alto, il più grande amore pretende il più grande dei tornaconti.
29 agosto 2008
132 - Qoelet
26 agosto 2008
131 - divino autolesionismo
130 - ...
Un triste o malato lo dimentichiamo – respingiamo – in ragione della sua inservibilità psichica o fisica.
Nessuno mai si abbandonerà in te, se non ci vedrà il suo tornaconto.
E tu? Credo di essermi abbandonato una volta disinteressatamente. Quindi non debbo piangere se ho perduto l'oggetto di quell'abbandono. Non sarei più stato disinteressato, in questo caso.
Eppure, a vedere quanto si soffre, il sacrificio è contro natura. O superiore alle mie forze. Non posso non piangere. E piangere è cedere al mondo, è riconoscere che si cercava il tornaconto. C'è qualcuno che rinuncia pur potendo avere? Questa carità non è altro che l'ideale dell'impotenza.
E allora, basta con la virtuosa indignazione. Se avessi avuto denti e astuzia avrei raccolto la preda.
Ma questo non toglie che la croce del deluso, del fallito, del vinto – di me - sia atroce a portare. Dopotutto il più famoso crocefisso era un dio: né deluso né fallito né vinto. Eppure con tutta la sua potenza, ha gridato “Eli”. Ma poi si è ripreso, e ha trionfato, e lo sapeva prima. A questo patto, chi non vorrebbe la crocefissione?
Tanti sono morti disperati. E questi hanno sofferto più di Cristo.
Ma la grande, la tremenda verità è questa: soffrire non serve a niente.”
22 agosto 2008
129 - il filosofo
Tutto è illusione.
Per questo il filosofo è inutilizzabile, a meno di diventare servo dei pensieri che genera. Sapere è prendere atto che ogni sapere è raggiro.
Solo gli schiavi e gli stolti hanno qualcosa da dire, qualcosa da far valere, qualcosa per cui sbraitare.
Chi è esente da questo bieco spettacolo? Pare nessuno. Tutti agiscono in conformità ai propri deliri.
Filosofi, dunque, non ce ne sono, né mai ce ne sono stati. Esistono solo impiegati della ragione, operai della logica, costruttori di fandonie.
Dove trovare saggezza? I cimiteri ne sono pieni, pieno ne è il nulla che precede e segue il nostro apparire su questa terra.
Altrove è il paradiso; sfugge all'umano, incompatibile col respiro.
17 luglio 2008
128 - cioran
14 giugno 2008
127 - spleen
10 giugno 2008
126 - Rensi
"[...] proprio l'idealismo sbocca necessariamente ad uno scetticismo pratico, poiché la sua proposizione etica fondamentale si risolve in questa: buono, vero, bello è ciò che allo spirito in te, alla coscienza in te, a te pare, è insomma quel che ti pare; e questo è ciò in cui, si voglia o no, l'etica kantiana-fichtiana, idealistica in generale, si risolve [...]; ogni azione non esiste, non ha il suo significato, non è quello che è, se non dentro quel tale, determinato, specifico, singolo, individuale, irripetibile corso vitale di cui essa è un'onda o una pulsazione; sicché la legge non può essere che legge individuale."
"Tale corso vitale distrugge continuamente tutte le sue costruzioni, contraddice e nega ogni suo stadio raggiunto, non lascia che alcuna sua formazione conservi quella permanenza e stabilità a cui essa al momento del suo sorgere pretende e che crede di possedere, e così le relativizza, le scetticizza tutte."
E questo è il "pensiero più significante e vero di Hegel [...] il pensiero, cioè, che la molla del processo è semplicemente la contraddizione, che il processo c'è soltanto perché è eterna la contraddizione, che unicamente l'eterna presenza della contraddizione, ossia dell'assurdo, è ciò che crea il processo, il quale non è che lo sforzo per sfuggirvi, sforzo vano perché non riesce se non ad uscire dall'una contraddizione per precipitare in un'altra, solo per uscire dalla quale ancora si muove, ossia è processo, sicché solo lo è perché in ogni presente è nell'assurdo; [...]
se, come è fondamentale pensiero di Hegel, la contraddizione (ossia l'assurdo) è la molla e la radice del movimento, la ragione del processo, e quindi della vita (essendo vita e processo unum et idem), bisogna concludere che, la vita stessa, ossia ciò che è la sola vera realtà, è una cosa sola con l'assurdo.[...]
E se la frase "il processo è l'assoluto" vuol semplicemente dire: ciò che solo esiste e permane è la non permanenza, l'assoluta verità è che tutto è errore, l'assoluta permanenza è che tutto passa, l'assoluto è che tutto è relativo, l'assoluto è il relativo - chiaramente ciò assoluto non è che un giuoco di parole."
125 - Georg Simmel
La vita è indissolubilmente vincolata alla necessità di diventar reale solo in forma del suo opposto, il che vuol dire in una forma [...]
Qui vuol dunque la vita qualcosa che non può assolutamente raggiungere. Vuole determinarsi e manifestarsi, al di là d'ogni forma, nella sua nuda immediatezza. Ma il conoscere, il volere, il foggiare da essa interamente determinato, può solo sostituire una forma con un'altra, non mai la forma in generale con la vita stessa, come esiste al di là della forma."
(Il conflitto della civiltà moderna)
124 - facili glorie
Esseri gli ultimi, estinguere la nostra genealogia.
Irridere l'intera storia della nostra famiglia.
Lasciare che i nostri geni muoiano con noi; negare, nel nostro piccolo, l'infame discendenza alla bestia-uomo.
Strozzare sul nascere le pretese dei nostri cromosomi.
Fregarsene di miliardi di anni, rappresentare il fallimento dell'intero destino dell'umanità.
Infischiarsene, fustigare la vita e chi si è sacrificato per essa.
Rendere ridicole rivoluzioni, vittime, atrocità, auspici, progetti, teleologie, leggi, religioni.
Essere saggi; trattare per quello che sono le casualità genetiche, l'insieme di anomalie che fanno l'evoluzione.
Andarsene, alla fine, autori dell'oltraggio supremo, profeti della sterilità eretta a sistema.
08 giugno 2008
123 - lascio il nulla a nessuno
Si rinuncia veramente a qualcosa solo quando scopriamo che per noi questo 'qualcosa' era solo uno pseudo-valore, una cosa solo in apparenza positiva, altrimenti è meglio che non corriamo il rischio insito in tale repressione [...]
Si diventa veramente samnyasin nel momento in cui si scopre che non c'è 'nessuna cosa' cui rinunciare, non perché non ci siano cose 'là fuori' ma perché noi non siamo 'nessuna cosa'."
(Raimon Panikkar)
122 - pascal
(Pascal - Pensieri)
06 giugno 2008
121 -
(Max Stirner - L'Unico e la sua proprietà)
05 giugno 2008
120
“La religione consiste nel credere che tutto quello che ci accade è straordinariamente importante. Non potrà mai sparire dal mondo, proprio per questa ragione.”
119 - il mestiere di vivere
(Cesare Pavese - Il mestiere di vivere)
02 giugno 2008
118 - E.F. lettera dal passato
Non c'è cosa che io desideri più della pace, non oso dire felicità; i sentimenti rendono torbida ogni cosa, pregiudicando tutto. Io sono un piccolo miserabile verme, non ho bisogno di continuare a cadere, non mi serve rotolarmi nella merda. La mia bassezza mi basta. Non serve che io mi faccia carico anche della tua.
Tu, il diavolo, ed io, il diavolo. Le persone sono mezzi, su questo non obietterai. Io sono stato un mezzo, così come chi mi ha preceduto, e allo stesso modo chi mi seguirà. Le persone si cambiano, le facce non contano: solo noi siamo importanti. Che c’è di male? Cosa cerchi? Cosa ti appagherà? È ridicolo che io scriva queste sciocchezze. È superfluo dire che il tempo renderà banale, puerile, ciò che oggi ti sembra insuperabile, catastrofico.
Le persone che per te oggi sono Dio, domani non saranno nulla. C'è bisogno di ripeterlo? Cosa ti addolora? Credi che io sia felice, finalmente libero dagli impacci? Sbagliato. Io sono al punto di partenza, la saggezza è impossibile, non ho alcun talento. Non riesco nemmeno a fallire come si deve. Quanta fatica devo fare, per ottenere anche una sola briciola di serenità... E quella poi si dissolve in un attimo. So solo ingannare i minuti, sperando che qualcuno, per strada, mi spari un colpo alla nuca, sperando di addormentarmi e di non risvegliarmi mai più, sperando che qualcuno o qualcosa supplisca alla mia mancanza di coraggio. Un essere vile, questo sono. Ma a voi che importa? Per voi la sincerità radicale non ha peso, è inopportuna, inappropriata. Preferite un fantoccio educato ed ipocrita ad un onesto verme. Il principe azzurro della favola, che non esiste, se non nei vostri sogni da bimbette. Le gioie dell'amore stanno nella sottile capacità di mentirsi a vicenda, di mascherare l'essenziale. L'amore è un teatro. Capisco, capisco tutto.
Sono arrabbiato, mi diprezzo, perché è come se io volessi rassicurarti. Questo bisogno, che detesto, è una nuova sconfitta. E probabilmente a te di tutto questo non importa nulla. Che grande vittoria, se così fosse! È orrendo preoccuparsi per gli altri, come se gli altri fossero angeli da accudire; no, non ci sono angeli, solo persone, bestie, maledetti imbecilli. Se avessi un figlio, sarebbe la prima cosa che gli direi, prima di rinnegarlo, o regalarlo a qualche coppia assetata di prole: figlio mio, non esistono adulti, solo idioti; non esiste maturità, solo idiozia; non esistono cose serie, tutto è senza valore; la vita non vale un fico secco, tu non vali un fico secco; sei nato solo perché l'egoismo e la stupidità fluiscono attraverso i genitali, e c'è sempre un uomo senza cervello ed una donna sua pari che avranno il cattivo gusto di mettere al mondo altri diavoli. I tuoi genitori sono dei mostri, tutti i genitori lo sono. Chi ti ama succhierà il tuo sangue, la tua vita. Figlio mio, sei un essere ripugnante, sei cibo per vermi, anche se ancora non lo sai. Figlio mio, ti auguro di non nascere, o di morire in fretta. Figlio mio, quando morirai canterò di gioia, e tu fai lo stesso, quando vedrai i tuoi cari inghiottiti dalla terra. Figlio, che la vana messinscena della ‘famiglia’ finisca qui: ti auguro sterilità.
Sapresti anche che è lecito ferire tutti quelli a cui vogliamo bene, se questo ci risparmia le tragedie di domani: io so che solitudine mi aspetta, ne vedo i contorni, so che sarà terribile, sento la miseria della mia condizione. So quanto può essere confortante sapere che qualcuno piangerà le nostre disgrazie, ma è uno schifo: essere importanti proporzionalmente a quanto gli altri si disperano per noi. A te piace? Amare è contaminarsi.
Se credi che io possa regalare gioia, sei stupida. Non è una colpa, per carità, è solo una tua tara.
Se "male" significasse qualcosa, io sarei il male. Per questo mondo, almeno...
Mi sono stancato, non posso sopportare altro. Non c'entra nulla la cattiveria. Non sono cattivo. E se lo sono, lo sono tutti. Non sono un mostro, e sai perfettamente che non c'è nessuno di cui mi possa fidare. Di te poi... Non ci sono garanzie, tu non me ne puoi dare, d’altra parte non crederei a una sola parola, per il semplice fatto che tu sia una persona, imprevedibile e pericolosa come tutte le persone.
Lascia perdere le amichette senza senno, i parenti incapaci, la tua famiglia di poveracci.
Queste, sono parole al vento. Passerà poco, prima che io mi penta di averle scritte. Passerà poco, prima che tu disprezzi questa mia insolita ed insensata apertura. Proprio io, che non dovrei a nessuno nessuna spiegazione.
I bilanci si fanno alla fine, e i bilanci sono sempre inutili.
Le donne non possono nulla, e la cosa migliore che possiamo fare è trattarle come oggetti, senza pretendere nulla da loro, senza consentire che loro pretendano nulla da noi. Tu, filosofia vivente, mi hai chiarito tutto questo: conta il piacere, ma solo finché è sicuro. Conta appagarsi, senza indietreggiare di un millimetro. Mai abbandonarsi. E le isteriche si arrabbiano, credendo che ce l’abbia con le donne in quanto tali. Questo è non capire niente. È una stupidaggine troppo grande per confutarla: si annienta da sola.
Tu, grande maestra, tu e chi ti ha preceduta, giacché chi ti seguirà non avrà più armi contro di me. Parte della mia corazza è stata forgiata dalle tue mani. Il resto è chiacchiera, parole che parlano di parole. Possiamo condividere un letto, ma sotto la mia pelle è il deserto. Piacere nella carne, ma il ghiaccio nell'anima. Che ti piaccia o no, ti assicuro, è del tutto irrilevante. E se avessi un altro corpo di cui godere, probabilmente non avrei avuto bisogno di scrivere. C’è ancora sangue nelle mie vene, sono imperfetto. E sarebbe sorprendente se, conoscendo queste parole, ci fosse ancora qualche cretinetta disposta anche solo a rivolgermi la parola. E tu, mi ami? Per questa volta non ti ricorderò che ‘amore’ è solo un modo per dire ‘dominio’. Mi ami? Bah, è davvero assurdo. Non sai quello che dici. Basta un uomo per dimenticarsi di chi si è amato, basta affittare ad un altro la propria vagina. Il piacere, i corpi avviluppati, i seni caldi e turgidi, questo basta per lasciarsi alle spalle il passato. Tu sai che è così. E lo sanno anche le tue stupide amiche, nonostante gareggino nel dimenticarlo. È pudore ipocrita, che nasconde voluttà, voglia di succhiare e farsi succhiare, fottere e farsi fottere.
Fottere, farsi fottere, e così trascinarsi finché il nostro corpo sarà troppo vecchio e marcio perché qualcuno ne goda. L’amore, a quel punto, sarà solo una variazione della pietà, il rispetto per l’assurdo codice morale di cui vi fate portatori, o semplicemente il timore della fine, come i vecchi, che sopportano reciprocamente i loro acciacchi e la loro puzza perché è sempre meglio che essere soli...
Il mio scopo? Essere Dio, e così si diventa Dio: diventando pietre..."
117 - dappertutto verità
Genocida e tenero amante, tutti fanno bene a fare quello che fanno, qualunque cosa facciano.
Tutti.
Sempre.
E tu, carne in attesa di morire, non cercare il senso: inventalo. Cosa vuoi che cambi?
Né il bene né il male hanno significato.
E se la miseria seppellirà le tue speranze, sappi che il dolore è meritato, poiché nessuno ti obbliga a vivere.
29 maggio 2008
116 -
(Zibaldone - 11 marzo 1826)
24 maggio 2008
115 - sub specie vanitatis
(Leopardi - Zibadone)
114 - 'ragioni' dell'assurdo
In breve: le categorie "fine", "unità", "essere" con le quali avevamo posto un valore nel mondo, sono da noi nuovamente tratte fuori - e ora il mondo sembra senza valore...
Posto che abbiamo capito che non è più possibile interpretare il mondo con queste tre categorie e che dopo questa constatazione il mondo comincia ad essere per noi senza valore, allora dobbiamo chiederci da dove derivi la nostra credenza in queste 3 categorie - cerchiamo se non sia possibile negare loro questa credenza. Una volta che queste 3 categorie sono state svalutate, allora la dimostrazione della loro inapplicabilità al tutto non è più una ragione per svalutare il tutto.
Risultato: la credenza nelle categorie della ragione è la causa del nichilismo, - abbiamo misurato il valore del mondo con categorie che si rapportano a un mondo puramente simulato.
Risultato finale: tutti i valori con cui fino ad ora abbiamo tentato in primo luogo di rendere per noi stimabile il mondo e con cui, proprio per questo, l'abbiamo svalutato, essendosi rivelati inapplicabili - tutti questi valori, riguardati dal punto di vista psicologico, sono risultati di determinate prospettive dell'utilità per la conservazione e l'accrescimento di forme umane di dominio: e soltanto falsamente proiettati nell'essenza delle cose.
Fa ancor sempre parte della ingenuità iperbolica dell'uomo "porre" se stesso come senso e misura di valore delle cose..."
(Nietzsche - La volontà di potenza)
113 - tutto è niente
(Aleister Crowley - Magick)
17 maggio 2008
112 - la lunga catena del sapere
«Conoscenza, inoltre, è una concezione impossibile. Tutte le proposizioni finiscono per ritornare ad "A è A".»
(Aleister Crowley - Magick)
111 - ridicolo ogni pessimismo
(Nietzsche - La volontà di potenza)
12 maggio 2008
110 - donne
Non saranno mai abbastanza maledette, le donne, corresponsabili della sconcia perpetuazione della specie, e generatrici del dolore attraverso il desiderio.
Chi canta la femmina cerca e vuole il male, cerca e vuole le torture del sentimento, i dolori della gelosia e del possesso, le assurdità del volere e volersi, le frustrazioni del coito.
Ce ne accorgiamo, dopo l'orgasmo, quando scema ogni lirismo: finita la scarica, cosa può valere quel pezzo di carne nel letto? Abbiamo avuto ciò che cercavamo.
Cosa possono valere le carezze, quando abbiamo superato la soglia del piacere, quando vorremmo solo stare da soli, o morire? Cosa possono valere le parole, sempre e sommamente stupide?
Poi tutto ricomincia e noi torniamo gioiosi dai nostri carnefici, non perché valgano nulla per se stessi, ma perché cerchiamo ancora una volta la voluttà, l'umido.
E il ciclo pietoso riprende: bisogno di scaricare, odio di se stessi, odio per quell'accidente della vita che ospitiamo nel letto.
Tutto riprende, anche la nostra ipocrisia, senza la quale non potremmo mettere insieme il serraglio, senza la quale non riusciremmo ad entrare nelle grazie di questa o quella femmina, senza la quale non avremmo modo di esplorare bocche, ani e vagine.
Riprende la faticosa messinscena, alternanza di bava e menzogne, erezioni e conversazioni. E confidiamo che lei non sappia, non si renda conto, e pensi di noi chissà quale falsità, o ci adori per qualità che non esistono se non come maschera, come traduzione dell'urlo dei nostri ormoni. I genitali si cercano e le anime credono di trovarsi, ironizzava Safranski.
E allora capita questo, dopo aver scaricato, che avremmo voglia di prendere a schiaffi la nostra compagnia di letto, diventata all'improvviso un mostro dopo aver vestito i panni della dea; dopo essersi svuotati, svanisce ogni poesia.
Solo il calcolo ci impedisce di essere onesti, e di sputare sull'oggetto della nostra libido; solo l'idea di poter sfruttare ancora una volta quel corpo ci
esime dall'oltraggiare senza pietà questi ricettacoli di sperma e speranze, questi intercambiabili passatempi.
E Dio solo sa quanto la semplice masturbazione, per lo meno negli effetti, possa agevolmente sostituire l'avvenenza già marcia delle forme e della carne.
11 maggio 2008
109 -
(Leopardi - Zibaldone)
04 maggio 2008
108 -
...
E però chiunque (tolta la religione) vive per puro e formale error di calcolo: intendo il calcolo dell'utilità. Errore moltiplicato tante volte quanti sono gl'istanti della nostra vita, in ciascuno dè quali noi preferiamo il vivere al non vivere."
(Leopardi - Zibaldone)
01 maggio 2008
107 - nuove leve
il mondo non può più essere salvato,
l'idea di salvezza è semplicemente un'idea sbagliata,
e noi dobbiamo pagare i nostri innumerevoli errori,
è troppo tardi per riparare ad alcunché,
il tempo delle riparazioni è scaduto e quello delle riforme è finito.
I più fortunati moriranno combattendo e i più miserabili
stipati negli scantinati o accoppiandosi tra le fiamme,
per ingannare l'agonia con l'orgasmo.
Il mondo sarà un grido di dolore e di estasi,
in cui gli uomini più puri non avranno altra risorsa che
ammazzarsi l'un l'altro per non dover disprezzare se stessi.
La scelta dell'agonia sarà l'ultima a noi rimasta, e ciò sarà prima
di quanto non si pensi, dall'oggi al domani saremo scaraventati
nel precipizio e lì ci sveglieremo, non fosse che per il tempo
di sentire che stiamo spirando.
Allora rivedremo ciò che videro i Conquistatori del Nuovo Mondo,
dove, al loro avvicinarsi, intere tribù si gettavano
dalla cima della loro montagna unicamente per prevenire
l'orrore inevitabile, ingannando la morte con la morte stessa."
(Caraco - Breviario del caos)
106 -

"Con cento milioni di esseri umani la Terra diventerebbe un Paradiso; con i miliardi che la divorano e la insozzano sarà l'Inferno da un polo all'altro, la prigione della specie, la stanza della tortura universale e la cloaca gremita di folli mistici che campano nel loro lerciume. La massa è il peccato dell'ordine, è il sottoprodotto della morale e della fede, basta questo per condannare l'ordine, la morale e la fede, giacché non servono che a moltiplicare gli uomini e a tramutarli in insetti."
(Albert Caraco - Breviario del caos)
29 aprile 2008
105 - sisifo
non ama e non brama di vivere
se non per vivere. L'oggetto reale della vita è la vita,
e lo strascinare con gran fatica su e giù per una medesima strada
un carro pesantissimo e voto."
(Leopardi - Zibaldone)
23 aprile 2008
104 - samsara

"[...] ogni povero diventa un criminale non appena, facendo nascere un altro povero, offre alla miseria una nuova garanzia."
(Albert Caraco - Breviario del caos)
03 aprile 2008
102 - vanità delle vanità
(Cioran – Accenni di vertigine)
01 aprile 2008
12 marzo 2008
100 - Leopardi

(Zibaldone di pensieri)
05 marzo 2008
03 marzo 2008
02 marzo 2008
27 febbraio 2008
26 febbraio 2008
94 -

(Dostoevskij - L'adolescente)
25 febbraio 2008
93 -

(Sutra del diamante)
24 febbraio 2008
23 febbraio 2008
19 febbraio 2008
87 - politica
C'è politica perché la verità non è una, ma tante, tutte con lo stesso peso specifico.
Esiste la politica perché non esiste la Verità, non esiste il Bene.
Meglio ancora, se questi esistessero, non ci sarebbe bisogno di politica: non c'è fazione se si è in armonia.
E ancora: finché ci sarà politica, ovvero scontro, ovvero posizioni diverse, non esisterà nessun Valore, nessuna Regola.
Ovvero, infine, per il semplice fatto di esistere, la politica rende automaticamente ridicole e vuote tutte le sue parole, tutte le sue asserzioni, tutte le sue pretese.
Già solo esistendo, la politica si mostra del tutto aleatoria, e inutile.
86 - il fondamento e la superficie
Nascere è la vera catastrofe.
Nascere è ciò che va fuggito, ciò che bisogna evitare.
I genitori sono per definizione colpevoli di tutte le disgrazie della storia umana.
08 febbraio 2008
85 - anonimo
Il mondo vuole essere truffato, dunque lo si inganni.
(Anonimo - XVI sec.)
29 gennaio 2008
84 - l'inconveniente di essere nati
(Cioran)
24 gennaio 2008
83 - ironia
si riducono a crociate contro lo humour"
(Cioran - Confessioni e anatemi)
82 - in principio era il verbo...
Mettere al mondo un figlio non è forse dare un valore all'avvenire?
Una specie animale non può, per definizione, essere saggia; se lo fosse, non avrebbe mai superato la prima generazione: presa coscienza dell'inanità di tutto, avrebbe immediatamente optato per il suicidio.
Non ci sarebbe stata storia.
07 gennaio 2008
31 dicembre 2007
80 - imitatio
se non quando e verso chi gli garba"
(L'imitazione di Cristo)
15 dicembre 2007
78

12 dicembre 2007
07 dicembre 2007
74 - mercimonio di salvezza
"Io sono un servo ribelle; ma allora dov'è la Tua grazia?
Dov'è, in fondo al mio cuore, la limpida luce Tua?
Se Tu mi dài il paradiso per la mia obbedienza,
questa è una vendita: dov'è la Tua generosità e il Tuo
dono?"
(Khayyàm - Rubaiyyàt)
24 novembre 2007
73 - Carlo Michelstaedter
(La persuasione e la rettorica)
72 - cioran
(Confessioni e anatemi)
16 novembre 2007
71 - riflessi
(Nietzsche - Aurora)
18 agosto 2007
70 - ghiaccio
Nessuna sorpresa dunque, nessuno scandalo.
Ogni epoca ha i suoi maghi, e i suoi architetti. Questa è l'era della psichiatria e della salute come dovere. Di cosa sorprendersi?
Nell'immota convulsione umana, il cui progresso non è che un balletto di contorcimenti e spasmi, dove si agisce per arrivare occupati alla cenere e al buio, nella coreografia inutile del tempo, comprimere la vita nella conoscenza è attività cui non sfuggiamo, che non ci lascia in pace.
Ci serve la definizione, la formula e l’apparato di chiacchiere che ne garantiscono la sopravvivenza.
Servi della risposta, siamo stati prima colpevoli davanti a Dio, poi davanti al simulacro della sanità.
Dagli altari alla cartella clinica un’unica superstizione, ed ancora una volta preti, sapienti, dotti impregnati di fantasmi.
Quale stupore? Cosa rimproverare? A chi?
Che fesseria l’indignazione...
Siamo tutti materiale per tutti, e non c’è che da aspettare nuove certezze cui sottomettere i nostri misteri, le nostre ombre. Noi siamo i nostri aguzzini: ci perseguitiamo, ci assoggettiamo, ci infeudiamo.
Noi adoriamo ciò cui ci inchiniamo. Qui tutta la nostra scienza, e la nostra etica.
09 luglio 2007
69 - L'esperimento di Rosenhan ovvero la fandonia della psichiatria
Priva di ogni corrispettivo fisico, fisiologico, sperimentabile e riproducibile in laboratorio, la psichiatria non vede che le condotte, gli atteggiamenti; senza uno straccio di oggettività, stabilisce cosa sia normale e cosa non lo sia, dimenticando che normalità e anormalità non sono dati di fatto ma giudizi di valore sul dato; lontani da ogni accortezza sperimentale, dimentichi del più elementare Galileo, questi imbecilli in camice bianco dispongono della stesso gradiente di verità di un astrologo, di un filosofo, di un cartomante.
Questi ridicoli fanfaroni autodefiniscono la malattia mentale a partire dagli atti senza poter in alcun modo provare una relazione fra quegli atti ed un qualche squilibrio organico. I giudizi della psichiatria sono un cumulo di frottole che ripugnano ogni possibile certezza.
Questi inquisitori contemporanei non sanno nulla, e proprio per questo sono costretti a schematizzare le condotte e ricondurle a categorie date, fisse, attraverso le quali sancire dove stia la malattia e dove no. Ma se chiediamo conto della incontrovertibilità scientifica di questi schemi, ecco che le prove scompaiono, evaporate in fumosi e vuoti quadri clinici supportati dal niente, solo dalla grammatica. Chiedete ad uno psichiatra la prova della sua diagnosi; chiedete che essa sia scientifica, riproducibile, sperimentabile da tutti ed in ogni momento, che essa dia sempre gli stessi risultati; chiedete insomma allo psichiatra quello che un fisico chiede a se stesso quando elabora una spiegazione sensata di un evento.
Non avrete risposte, non avrete prove. Vi diranno che la mente è diversa, dimenticando che nessuno
sa cosa sia la mente né come funzioni; dimenticano, questi ciarlatani, che esistono malattie del cervello,
non malattie della mente.
Malattia mentale è un concetto, una frase, una improprietà sintattica e culturale, non una patologia.
Non ci sono prove scientifiche, non ne troverete. E per questo motivo, nei tribunali le perizie si oppongono, a dimostrazione lampante che si tratta solo di opinioni.
E per questo, esiste un numero elevatissimo di medici e psichiatri che negano la scientificità della psichiatria, a dimostrazione lampante che non è che un ammasso di opinioni e pregiudizi.
E per questo, la psichiatria è del tutto incapace di distinguere un "malato" da un "sano": sfido chiunque abbia del coraggio a simulare, e dico simulare, un'unghia di schizofrenia: lo psichiatra non sarà in grado di discernere simulazione da verità.
La psichiatria è un metodo geniale, perché ammantato dal lessico scientifico e lei del tutto improprio, di controllare gli individui, di irregimentare la società. La pischiatria, lungi dall'essere una scienza e anche solo dall'avvicinarsi
all'idea di scienza,
è l'inquisizione dei nostri tempi: difendersi dalle stronzate dello psichiatra è come provare a difendersi da un inquisitore medievale. Non c'è speranza.
E come nel medioevo era lo "Stato" a compromettersi con l'inquisizione, così oggi il nostro Stato, anzi, praticamente tutta la civiltà e la politica contemporanea, si è compromessa con questa incredibile ciarlataneria, con questa metafisica dell'invisibile basata sull'illazione.
Vivere in uno Stato che conferisce valore scientifico alla psichiatria, vivere in uno Stato che dota di potere operativo uno psichiatra, vivere in uno Stato che onora i deliri di questi professionisti del niente e dello psicofarmaco, vivere in uno Stato che addirittura, in barba a tutte le evidenze e a tutte le contraddizioni, usa le ciancie psichiatriche nei tribunali; vivere in uno Stato che si serve della psichiatria per etichettare le menti e le coscienze significa vivere in uno Stato che, in definitiva, è esattamente identico ad ogni Teocrazia inquisitoria,
a quei paesi cioè dove concetti vuoti e legati al tempo
e alla cultura (quindi mobili, temporanei, non scientifici) diventano criteri scientifici ed infallibili per stigmatizzare l'infinito che ogni uomo è.
Non ci sono malattie mentali. E se ci fossero, occorrerebbe mostrare prove inconfutabili. Ma queste, in psichiatria, non esistono.
La pericolosità per sé e per gli altri non è una malattia: è l'uomo.
Le oscillazioni violente di umore e di fiducia non sono una malattia: sono l'uomo.
Uccidersi, destituire la vita di ogni valore e di ogni scopo non è una malattia: è l'uomo. Anzi, è la più grande saggezza cui l'uomo può arrivare.
Per chi minaccia la nostra inculumità c'è già il carcere. Inventare una patologia non ha senso.
Chi accetta una società tanto scriteriata da credere alle fandonie della psichiatria accetta in fondo la più sottile ed inscalfibile delle culture discriminatorie, quella che marchia di ignominia l'individuo unico, il soggetto che non si riduce alla mediocrità della statistica, il soggetto che scardina la consuetudine della massa, la piattezza della media.
La psichiatria fa della media una scienza, della mediocrità la normalità, dell'appiattimento un criterio di equilibrio e di sanità.
La psichiatria non serve ad altro che a ricondurre senza ragione il singolo nell'alveo del consueto, dell'abitudinario, del comune.
La normalità a cui gli psichiatri vogliono ricondurci devastandoci di psicofarmaci e di scosse elettriche NON È ALTRO che la media statistica delle condotte.
Loro non curano malattie, che non ci sono; loro curano atteggiamenti, atti; ma perché un atto ha bisogno di cura? Se non si può stabilire l'anormalità scientifica di un'azione, perché curarla? Curarla da cosa, se non c'è malattia?
Da nulla. Voi dovete prendere psicofarmaci, dovete farlo perché dovete comportarvi come questi idioti dotati di laurea e stipendio presumono ci si debba comportare.
In certi stati, dire che Dio non esiste è esser pazzi. E si viene rinchiusi, o uccisi.
Bene, con tutte le differenze culturali, la nostra psichiatria usa criteri identici, vuoti, aleatori, provvisori, legati alle circostanze e alla fortuna.
Non essendo una scienza, neanche per scherzo, la psichiatria concede un margine di fortuna: che tu sia o meno rinchiuso in un reparto psichiatrico, che tu dunque sia o meno sano e normale, dipende dallo psichiatra che incontri, dalla scuola di pensiero cui quello psichiatra appartiene.
Per ogni negromante in camice bianco che dispone il tuo ricovero coatto e che certifica la tua malattia c'è un Giorgo Antonucci o un Thomas Szasz che dispone e certifica l'esatto opposto.
Dimostrazione lampante,
insieme alle infinite altre, che la psichiatria è un'opinione istituzionalizzata,
un misero e pericolosissimo
gioco di prestigio, una balordaggine senza precedenti.
Balordaggine cui uno Stato privo di senno e accortezza ha fornito il più subdolo e pericoloso dei poteri.
06 luglio 2007
68 - funeste illusioni
(Cioran - "Il funesto demiurgo")
09 giugno 2007
67 - Stirner il distruttore
"Io sono uomo esattamente come la Terra è un pianeta. Sarebbe ridicolo assegnare alla Terra il compito di essere un «vero pianeta»: altrettanto ridicolo è accollarmi la missione di essere un «vero uomo»."
"Finché io non sono per me l'unica cosa importante, è indifferente quale sia l'oggetto su cui si fa tanto scalpore tirandone in ballo l'«essenza metafisica» e soltanto un mio delitto (piccolo o grande) nei suoi confronti ha valore. Il grado della mia dipendenza e sottomissione indica la mia posizione di sudditanza, il grado del mio peccato rivela la misura della mia propria individualità."
02 giugno 2007
66 - marco aurelio
(Ricordi - IV, 7)
31 maggio 2007
65 - beati i morti
(Albert Caraco - Breviario del caos)
20 maggio 2007
64 - Leopardi alla fine del mondo
(Cantico del gallo silvestre)
04 maggio 2007
63 - Santideva
(Bodhicaryavatara 8, 79)
16 marzo 2007
62 - circolo del pensiero
(Giovanni Gentile - L'atto del pensare come atto puro)
28 febbraio 2007
61 - la saggezza impossibile
(Giuseppe Rensi - "Interiora rerum")
17 febbraio 2007
60 - leggi
"Le leggi mantengono il loro credito non perché sono giuste, ma perché sono leggi - è il fondamento mistico della loro autorità: non ne hanno altri."
(Montaigne - "Saggi", 3, XIII)
59 - maestri
(Maister Eckhart - "Del distacco", I)
11 febbraio 2007
58 - buddha encore
– Sei per caso un dio?
– No, brâhmana, non sono un dio.
– Allora sei un angelo?
– No davvero, brâhmana.
– Allora sei uno spirito?
– No, non sono uno spirito.
– E allora, che cosa sei?
– Io sono sveglio.»
(Anguttara Nikaya)
02 febbraio 2007
57 - buddha
21 gennaio 2007
56 - nietzsche 2
La vita, l’unica che conosciamo, è qui, adesso. È la sola vita di cui disponiamo. Essa è l’essere, essa è tutto. I sobillatori dell’ordine morale e di Dio invece costruiscono i loro imperi sulla negazione della vita, del qui e dell’adesso, del piacere e del sangue, sulla negazione dell’essere. Dio, anima, colpa, peccato e redenzione, tutto questo è scienza degli spettri, scienza del nulla. Deprezzano l’al di qua per il Niente del loro al di là.
Il vero nichilismo è nelle religioni positive e nel loro Dio-nulla, che esse sostituiscono alla vita e all’essere; questo Dio «degenerato a contraddizione della vita, invece che esserne la trasfigurazione e l’eterno sì! In Dio la dichiarazione di ostilità alla vita, alla natura, alla volontà di vivere! Dio, la formula per ogni diffamazione dell’«aldiquà», per ogni menzogna dall’ «aldilà»! Il Nulla divinizzato, la volontà del nulla santificata in Dio.»
La fede è sempre Nichilismo poiché sostituisce alle cose la promessa di altre ed invisibili cose; all’essere sostituisce il non-essere, che essi spacciano per un non ancora che ha da venire, ha eternamente da venire, che non importa che arrivi ma che si creda che arrivi.
La religione è sempre nichilista e Dio è il nulla incoronato vero essere, unica e sola causa e unico e solo fine di tutto. Un’impostura cosmica di cui non ci si stupirà mai abbastanza.
55 - nietzsche
Contro Kant:
“Nulla corrode più profondamente, più intimamente di ogni dovere «impersonale», di ogni sacrificio dinanzi al Moloch dell’astrazione[…] Un’azione, alla quale l’istinto della vita sospinge, trova nel piacere la dimostrazione di essere un’azione giusta e quel nichilista dai visceri cristiano-dogmatici considerava il piacere un’abiezione…Che cosa distrugge più in fretta che lavorare, pensare, sentire senza un’intima necessità, senza una scelta profondamente personale, senza gusto? Come un automa del «dovere»? È questa né più né meno, la ricetta della décadence, o addirittura dell’idiotismo…Kant diventò idiota.”
(L'Anticristo, 11)
14 gennaio 2007
54 - borges
(deutsches requiem)
11 dicembre 2006
30 novembre 2006
51 - miserie varie
E gli sconosciuti che hanno parlato e che nessuno ricorda, i poco noti che la critica e il gusto non hanno consacrato, quelli che non hanno un nome perché non gliene abbiamo voluto dare uno...
Shakespeare, che lodo per le emozioni che suscita in me, non è se non uno scribacchino come tutti; la gloria di Dante come assuefazione storica; le sottigliezze di poeti e teologi che solo la presunzione dell'uomo può ordinare in graduatoria.
Chi è il più grande?
Nessuno è grande. C'è solo qualcuno che dice che sia tale, ma cosa vale questa grandezza al di là delle nostre opinioni?
Chi è il più bravo? Il più profondo?
Ma che discorsi sono mai questi?
Ci educano al gusto, noi accettiamo di buon grado questa iniziazione estetica, naturale come il respirare. E ancor più naturalmente, davanti a chi deprezza i nostri canoni, sanciamo la sua incompetenza.
Come se la nostra istruzione potesse certificare la competenza estetica,o quella morale.
Bla bla bla degli specialisti, bla bla bla degli esperti, bla bla bla di chi si autoconferisce equilibrio e sano giudizio.
L'uomo è ridicolo, fa pena, fa schifo. Un malato, uno alla frutta, un inetto, che ciancia su tutto solo per cianciare.
Dell'uomo si può fare a meno.
24 novembre 2006
50 - l'altro
È un criterio inefficace valutare la legittimità dei tuoi stessi pensieri in funzione della tua capacità di comunicarli gli altri; ed è altrettanto inefficace giudicare il valore delle tue asserzioni in funzione della tua capacità di convincere gli altri della loro giustezza.
Eppure, riflettendo, non è sempre possibile chiedersi se si ha veramente compreso quello che ci dicono? Possiamo dire con certezza di essere riusciti a capire il senso delle parole di un altro? Possiamo dire con certezza che quello che crediamo l'altro sia, è effettivamente come noi ce lo figuriamo?
Noi non lo sappiamo, non lo possiamo mai sapere.
Noi postuliamo la comunicabilità, il commercio diretto delle coscienze, il comprendersi.
L'Altro è un mistero impermeabile alle nostre analisi, alle nostre certezze.
L'altro non è quello che credi per il solo fatto che tu credi sia tale.
I pensieri dell'altro non sono quello che credi per la sola tua certezza che essi siano tali.
Tra il sapere e l'esser certi di sapere c'è l'universo intero, uno scarto infinito che lo spirito, ferendosi, coglie e che la quotidianità contribuisce a ignorare.
Sopravviviamo venerando feticci: la storia è la religione della nostra specie; i nostri pensieri teologia dell'organico.
17 novembre 2006
49 - pietà
L'uomo ci inchioda alla pietà e all'amore, bizzarrie che ci condannano alla pena, follie che la quiete rinnega, inguaribili malattie dello spirito.
Ogni miserabile ci fa miserabili.
48 - forme dell'imperfezione
Che importa negare, negare e ancora negare, fino alla consunzione?
Partecipare ai propri no è idealismo, seppur negativo. Credere alle proprie perplessità testimonia l'ossessione per la verità.
Bisognerebbe farla finita con l'io, con questo e quello, con il sì e con il no.
Chi afferma ciancia. Chi nega ciancia. Interrogarsi è già essere spacciati.
47 - cioran
(l'inconveniente di essere nati)
16 ottobre 2006
46 - albert caraco
(Breviario del caos)
13 ottobre 2006
44 - dostoevskij
Avere un Dio è cullarsi liberamente nell'autorità, nella dottrina.
Se Dio muore, ogni uomo è dio di se stesso. Più precisamente, il che è lo stesso, ogni uomo è Dio di tutto e tutti.
Eppure questa è saggezza: voltare le spalle a Dio, e sostituirsi ad esso.
E rinunciare, insieme al Padre, a tutte le altre maiuscole.
Se Dio non esiste, nulla esiste. E si è finalmente liberi di non essere nulla, di non sapere nulla, di non valere nulla.
04 ottobre 2006
43 - .......
La morte di un figlio, lo stupro o l'abbandono della nostra compagna: la vita è tutto questo, può esserlo ogni momento; essa è quello che è, non è tenuta ad ascoltare e tanto meno realizzare i nostri sogni, le nostre aspirazioni.
Non è tenuta a dissipare le nostre paure.
Ogni catastrofe, accadendo, si giustifica, come si giustifica tutto quello che accade in questo universo per il solo fatto di essere accaduto.
Lo sappiamo: saperlo anzi definisce la nostra "maturità".
Solo lo stolto si strappa i capelli.
42 - pericoli
Ma neanche di quest'ultimo ci si può fidare, ad ogni istante tutto può capovolgersi: tra il santo ed il kapò non passa che un istante.
Solo il presuntuoso, solo chi si fida ciecamente della propria assennatezza può fidarsi ciecamente degli altri.
20 settembre 2006
41 - popolo (Rensi6)
40 - rensi5
39 - rensi4
“L’intelletto è un prodotto del processo naturale nell’uomo unicamente in servizio della vita, né più né meno delle zanne nell’elefante, degli artigli nel leone, delle ali negli uccelli […] Poiché, in una parola, l’intelletto esiste solo per scopi pratici e serve solo a questi, la metafisica è una malattia mentale, come il giuoco, l’alcoolismo, la cocainomania. Essa va presa in considerazione da una futura «medicina delle passioni»” ("Frammenti di una filosofia del dolore e dell'errore, del male e della morte", 1937; pag. 103)
“Si dice che le donne dimenticano i dolori del parto, e che questa è la ragione per cui non si arretrano spaventate davanti ad una nuova gravidanza. Lo stesso accade agli uomini. Essi dimenticano il dolore della morte, che pure hanno visto dinanzi a sé parecchie volte e sanno che toccherà anche a loro: lo sanno non sapendolo, precisamente come le donne sanno non sapendo i dolori che hanno sofferto partorendo. Questo dimenticare la morte, questo saperla senza saperla, è l’unica ragione per cui si continua a generare e la specie umana continua.” (idem, pag. 201)
38 - rensi3
«Balena talora l’impressione che la svolta mortalmente nefasta dell’evoluzione sia stata il momento in cui una improvvisa e casuale alterazione cellulare nei centri nervosi d’un pitecoide… produsse in quella specie un individuo anomalo, “degenerato” rispetto al tipo della specie stessa, un individuo che l’alterazione, la dislocazione, la “degenerazione” cerebrale in lui avvenuta dotava del potere di ragionare. Da questo momento, e proprio col sorgere del potere di ragionare, la natura è diventata irrazionale…»
«…per l’animale tutto va bene, non vi sono cose incomprensibili, non vi è morte (perché l’animale non sa di morire), la natura non è né irrazionale, né cattiva, né ingiusta, poiché anche il dolore che l’animale soffre non è nulla più che un fatto, una cosa che è, non già altresì una cosa che non dovrebbe essere, vale a dire lumeggiata in questo senso da una valutazione mentale. Ma quando, in seguito all’accidentale deformazione cerebrale prodotta improvvisamente in una specie affine alla scimmia sorse il potere di ragionare e si formò la spiritualità; quando con ciò si ebbero viventi che con la sola esistenza della loro ragione commisero l’enorme pazzia di non essere più semplice natura, ma di separarsi dalla cieca immediatezza della vita naturale e in questo senso di opporsi alla natura; quando così si compì, secondo la profonda interpretazione di Leopardi, quell’alzarsi della ragione sopra l’istinto che è ciò che
37 - rensi2
«Quando i nostri orologi non concordano tra di loro, noi possiamo conoscere l’ora che è, e rettificarli su questa, perché questa noi la constatiamo in un fatto esteriore ai nostri singoli orologi, riconosciuto indiscutibilmente come quello su cui i nostri orologi devono misurarsi e controllarsi, e che giudica obbiettivamente di questi, stabilendo quale è giusto e quale sbaglia: il moto degli astri. Ma supponiamo che tale fatto esteriore ai nostri orologi, destinato al controllo di questi, non esistesse, e che i nostri orologi continuassero a discordare. Come potremmo allora, in mancanza di quel fatto esteriore obbiettivo e nel discordare dei nostri singoli orologi, conoscere l’ora che è? Ora questo appunto è il caso delle nostre ragioni. Non c’è l’oggetto esterno ad esse, l’esterno modulo-ragione, su cui controllarle e che le giudichi, ed esse discordano fra di loro. Come conoscere l’ora che è della ragione?Ma questo è ancora dir poco. Nel discordare dei nostri orologi, e supposto inesistente il fatto esterno ad essi con cui controllarli, si potrebbe mai dire che c’è l’ora che è? E quale dunque sarebbe? Quella del mio, del tuo o del suo orologio? Così per le nostre ragioni.» (idem, pag 97)
35 - medie
33 - ...
Invisibile, inconoscibile, inesprimibile, inimmaginabile, impensabile, irrappresentabile…
Ridurre Dio al nulla è rendergli omaggio.
14 settembre 2006
30 - veglie
Esiste una filosofia della notte, un vedere nel buio che è più chiaro di qualunque luce, più fecondo di qualunque insegnamento, di qualunque libro.
Non potendo dormire, ci accaniamo contro i nostri stessi pensieri, li sezioniamo fino a dissolverli, li smembriamo, assistiamo alla loro agonia.
La veglia ci trasforma nei carnefici delle nostre convinzioni, negli aguzzini dei nostri principi.
Tutto il sapere dall'inizio dei tempi non è più sapere, non è più niente: gli insegnamenti si svuotano, le verità diventano solo parole, e le parole non significano più nulla.
Sgombrato il campo da tutto quello che credevamo di conoscere, finiamo per attaccare anche il nostro domandare: siamo spacciati.
Una notte che non scorre, che si apre sul vuoto, che ci demolisce.
La notte in cui siamo nudi, spogliati di senso.
Sprecare anni per imparare qualcosa...vita dissipata.
Basta un istante per capire tutto...
09 settembre 2006
29 - […]2
Chi crede di sapere è fuori strada. Chi crede di non sapere è fuori strada.
Chi crede è fuori strada.
28 - [...]
Il mondo non può deluderci; siamo noi a deludere noi stessi.
Siamo colpevoli delle nostre aspettative.
27 giugno 2006
27 - follia dell'ideale
Per nostra fortuna gli ideali, spazzatura mentale, ci difendono, oscurano il fondo delle cose, e ci permettono di sopravvivere: viviamo nella misura in cui ignoriamo l'assurdo e le parzialità delle nostre convinzioni.
26 giugno 2006
26 - fatti
Una storia unica unisce le stelle e gli insetti. Un destino comune, senza ragioni, senza scopi, senza direzioni, senza aggettivi.
Senza giudizi.
25 - il passato
Niente poteva "andare diversamente": quello che accade è quello che, senza una ragione, deve accadere. Le opzioni si pongono sempre dopo, quando ci guardiamo indietro e stupidamente pensiamo ad un corso diverso, dimenticando che spostare una virgola significa stravolgere l'intera storia universale.
06 giugno 2006
24 - verità
Come siamo arrivati alla sicurezza del vero? Con quale arbitrio abbiamo interrotto l’infinita serie di interrogativi? Con quale arbitrio abbiamo stabilito che oltre non si dovesse proseguire?
La continuità del pensiero, l’accanirsi dell’analisi apre un'infinità di perché, mostra che se pensassimo ad oltranza alla parzialità della verità non faremmo che distruggere continuamente, senza approdare mai: ci troveremmo in balia del vuoto di senso, cadremmo senza freni nella voragine del dubbio, nella follia della lucidità.
Al contrario, determinare un terreno solido, crederci senza obiezioni, farne religione, questo è esistere. Abbandonare la scepsi per adagiarsi nel provvisorio, nel relativo, nella pigrizia del “vero”, questo il mezzo attraverso il quale sopravviviamo.
L’inconcepibile ci inganna; l’assurdo, categoria senza limiti e definizioni, ci illude, determina i confini della certezza e spaccia per verità l’artificio cui abbiamo dato quel nome.
Ma è solo una scappatoia, è una fuga; è la risposta immunitaria dell’essere contro l’insensatezza della realtà, che ha una ragione solo perché ne abbiamo trovata una di comodo, solo perché abbiamo scelto di non motivare ulteriormente le nostre convinzioni, solo perché abbiamo deciso per atto di imperio che occorre fermarsi, che occorre frenare la caduta.
Ed incapaci di accedere all’Assoluto, ce ne costruiamo uno, e trasformiamo questo abuso in postulato, in dogma.
Non si conosce la verità, si crede in essa. La verità è fede.
Costruire è accontentarsi, è uscire sconfitti.
Avere certezze è essere superficiali.
31 maggio 2006
23 - amore e servitù
Amare è ridursi in schiavitù.
22 - rivoluzione/reazione
Rivoluziona chi stravolge, chi si oppone, chi rinnega distrugge e ricostruisce.
Ma cosa stravolgere, contro cosa opporsi, cosa rinnegare distruggere e ricostruire, questo varia enormemente col tempo.
Votarsi allo sterminio dell’umanità, spendersi per annientare ed annientarsi, costruire un sistema di anti-valori, questa oggi sarebbe rivoluzione. Fossilizzarsi nella morale della solidarietà, marchiare di ignominia l’assassino, bollare di barbarie l’impulso alla disintegrazione sociale, questa è reazione.
Mentre la reazione opera senza sosta, coestensiva al sistema e al potere, la rivoluzione non dura che un attimo, il tempo del crollo: divelta la società e i suoi principi, ci si barrica dietro le macerie;
davanti alla necessità di dover gestire il futuro, quando ci si deve porre al di là delle rovine, ecco riapparire le istituzioni, le poltrone, i sistemi di valori e le polizie che li difendono.
Rivoluzionari nuovi ma di segno opposto elaboreranno nuovi terremoti, mentre i loro predecessori si trincereranno dietro al potere che hanno costruito: eccoli trasformati in reazionari, in difensori del nuovo status quo.
Rivoluzione e reazione indicano solo tipi di condotte, non sistemi morali.
La continuità sta solo nel fare e nel disfare, non nei contenuti che essi veicolano.
29 maggio 2006
21 - saperi vuoti
Cosa sappiamo dell’uomo? Quello che dice, quello che fa. Che rapporto ha tutto questo con quello che è? La psicologia è un sistema di congetture. Non sa nulla, non dice che sciocchezze.
Perché pagare la consulenza di questi prelati della mente, quando le risposte sono precluse a chiunque?
Ancora una volta, cercare le ragioni dell’uomo è idiozia. La filosofia partecipa da sempre a questa sciagura, ed ogni suo passo è immobilità mascherata, paralisi dell’ignoranza travestita da sapere.
L’unica filosofia che conta è quella che costruisce macerie, che edifica crolli.
20 - ignoranza
E allora, che tu legga tutti i libri di questo mondo o che tu rimanga un barbaro incolto, il risultato è lo stesso: la nescienza.
19 - filosofia
Nel primo caso si dissolve, annienta la sua autonomia.
Nel secondo esplode, incapace com’è di spiegare i perché ed il Perché dei perché.
In ogni caso è condannata, fallisce, si estingue.
La filosofia è senza oggetto, un guscio vuoto, interrogativi parziali per risposte parziali. Un lattante la mette in imbarazzo, fa arrossire la sua impotenza. Gli interrogativi senza sosta di un bimbetto smascherano tutta l’impossibilità di scovare un ragione all’esistenza, una ragione che sia una, che sia quella, che sia assoluta.
La filosofia è vacante, è un sistema di illazioni, un gioco di prestigio fatto di congetture: in sostanza, non è niente.
18 - smentite
Farsi modello del bene e del male è fanatismo, è terrorismo etico. È superbia, immodestia radicale. È una sciocchezza.
Messia in miniatura, protestiamo, ci proponiamo e facciamo di noi stessi Via e Verità, nonostante la storia, testimonianza di vita cui non fatichiamo a credere, ci sbatta in faccia da sempre la banalità dei nostri princìpi, la loro provvisorietà, la loro inconsistenza.
17 - legami di sangue
La nullità che incarniamo ci sta davanti, ma noi chiudiamo gli occhi, preferendo l’ottundimento universale che ci costringe da millenni a strisciare sulla vita, a moltiplicare l’Essere attraverso gli esseri.
Il mistero è concentrato lì, nei cordoni ombelicali con cui impicchiamo l’aspettativa di uno scopo, di una risposta.
16 - inconvenienti della libertà
Le utopie si frazionano, i partiti si smembrano, riformulando se stessi attraverso nuove analisi, nuove idee, nuovi uomini.
Più si ha spazio per pensare, meno ci si accorda. Milioni di coscienze portatrici del diritto di proporre politiche irriducibili, politiche proprie. La democrazia del pensiero impedisce l’omologazione: un disastro politico. Se si hanno idee e scopi diversi non si percorre la stessa direzione.
Tutti giuriamo di avere regione, tutti abbiamo un avversario, un pazzo incompetente da criticare, un nemico cui opporci, un rivale da smentire, un pubblico cui proporci. La libertà di pensiero produce morali, produce valori, non si piega all’altro, lo combatte, lo sfida, tenta di abbatterlo. La libertà produce guerra.
Solo l’autorità dà equilibrio, sia essa quella di una legge che tutti accettano o di un despota che governa con la spada.
Ma la tirannia sboccia su quella stessa libertà, quella di credersi superiori, di proclamarsi testimone del meglio, del vero. Liberi di fare e non fare, non possiamo non produrre visuali, schemi, politiche.
Siamo creatori di altari, siamo sacerdoti di noi stessi.
E carnefici di qualcuno.
15 - (in)coerenza
Essere coerenti è permanere nello stesso errore.
14 - blaterare
Ma dov’è l’atrocità? In fondo, in assoluto, la vita di una persona non vale più della voglia di prendere a martellate qualcuno.
Dov’è lo scandalo? Dov’è il Male?
In verità, filantropia e crudeltà si equivalgono, e siamo solo noi a distinguere fra esse, a blaterare di morali inessenziali.
Non siamo mai guariti da quel virus che fa credere ad ogni cultura, ad ogni civiltà, ad ogni epoca di essere il punto culminante della storia, il Bene, il frutto di un fantomatico quanto inconsistente Progresso, che è solo parola vuota.
Nessun vaccino è stato trovato; siamo rimasti schiavi dell’Utopia, del non-luogo che popoliamo di divinità e di Leggi cosmiche.
Ed attaccati a questi fantasmi osiamo giudicare, osiamo indignarci e motivare la nostra Indignazione, parola che nasconde la nostra faziosità, la nostra stupidità innalzata a comando divino. La vera bestemmia è quella che sentenzia il bene e il male.
Se si potesse vedere, diceva qualcuno, se ci si spogliasse del sudiciume morale in cui sprofondiamo fin dall’Origine, capiremmo che niente importa, che la vita del lattante e quella dell’intera umanità non hanno valore, che “valore” è solo una parola, e che come tutte le parole non rappresenta che un tentativo fra i tanti di addomesticare l'esistenza.
Questo mondo non conta, questo universo non conta, che tutto si perpetui o che tutto vada in malora, in definitiva, non fa differenza.
13 - l'assassino è senza colpa
Non si scompone l’esistenza, non la si setaccia, le nostre speranze non la filtrano: scegliere la vita è accettare il dolore che essa contiene, la possibilità del male, della morte. Nessuno ci ha costretti, le nostre lacrime ce le siamo andate a cercare.
Non ci sono mostri, non ci sono demoni. Nessuna morale.
C'è solo una scelta. Ed è nostra.
12 - morali
Il resto è talk-show etico
11 - morte
È tutto già morto, nonostante ci si adoperi per non vederlo.
Mancano giorni, o anni, ma non fa differenza. La vita è la somma del tempo che ci resta.
La carne degli altri si decompone, le speranze e le gioie ridotte ad ossa.
Dove trovi il coraggio di una carezza, quando coccoli un cadavere?
10 - Dio
Da sovrano onnipotente a schiavo dell’amore, il Padre Celeste si è deprezzato, Cristo lo ha condannato, lo ha incatenato al bene che elargisce, al bene che ora crediamo Egli sia.
C’è una cosa che assolutamente non può fare: impedire che ai giusti vada il premio e agli empi il castigo.
Non può ingannare, non può mentire. Lo abbiamo inchiodato ad una morale da catechismo. Abbiamo castrato la sua onnipotenza.
Schiavo delle ricompense che ha promesso, null’altro è Dio se non il paradiso che promette e gli inferni che minaccia; Dio è quello che ha detto.
Lo abbiamo asservito alla nostra arroganza.
Poiché Dio è per la creazione, Dio è per l’uomo, e Cristo non ha senso se non in funzione dell’uomo.
Come non prostrarci all’Onnipotente, se per lui siamo così importanti da fargli edificare un universo intero, se solo per noi ha massacrato se stesso attraverso la carne del Figlio?
Dio non è nulla senza l’uomo, non è nulla e non può essere nulla di diverso dalla pace che all’uomo ha garantito.
Dio è un PATTO, un accordo a cui neppure lui può sfuggire.
La tentazione, il pomo, il serpente, il peccato, il Male stesso, la creazione tutta sono trucchetti, miseri espedienti da teatro per avvicinarci al senso, per permettere a noi, sovrani delle cose, di intuire la nostra centralità.
La nostra fittizia centralità. Una centralità che non è nulla.
Abbiamo inventato Dio per giustificare la nostra superbia, per farci imperatori del cosmo e suoi giudici. Terrorizzati dalla morte, immaginiamo un aldilà che non ci privi del sentire e che ci garantisca carezze eterne.
09 - quiete
Innamorati dei nostri Sistemi, delle nostre filosofie da avanspettacolo, sacrifichiamo un’inutile vita per inutili edifici di parole. Soffriamo per essi. Niente di più assurdo. Invece di svuotarci, ci riempiamo di vuoti.
A chi non ha nulla, nulla costa rinunciare a tutto.
E la vita stessa, frullato di definizioni e sospiri, è nulla. Nessuna giurisprudenza universale soccorre le nostre etiche: la storia è vita buttata a pensare che la vita si può anche non buttare.
08 - educare
A cosa vuoi educare tuo figlio? Alla Virtù? Alla Morale?
Educare è versare il plasma molle di una coscienza in uno stampo artigianale, e aspettare che indurisca, che solidifichi e prenda una forma.
Maschere tribali, ecco cos’è, tutta questa Morale: una raccolta di figure, una carrellata di espressioni, una sequenza di cervelli mummificati dal Costume.
Poiché, poi, null’altro vale, al di fuori del costume.
Mœurs.
Artifici.
Non possiamo spiegare come schivare una delusione, come metabolizzare la fine di un amore o di una vita. Possiamo solo tentare di non farci spaccare una mazza sulla testa.
Ed è e rimane un tentativo, poiché l’educazione, per definizione, non concepisce l’imprevedibile, l’improvviso, il FOLLE.
Questo il nostro obiettivo: disfarci del folle, bloccarlo, sterilizzargli l’iniziativa.
Dal basso della nostra inqualificabile “normalità”, etichettiamo con sicurezza le coscienze e le menti, definiamo canoni di equilibrio. La morale ingravida la psicologia, e viceversa. Ma è pura banalità.
Il bene e il male, la follia e la normalità. Esempio sommo di come si salti dalla statistica alla Verità, di come si converta in Vangelo l’attestazione di una certa regolarità di condotta.
Ma i cervelli sono inviolabili. Al di là delle parole e dei gesti, noi non sappiamo nulla di nessuno. E non possiamo in alcun modo calcolare la distanza che separa quelle parole e quei gesti dall’essere di ciascuno, né se ci sia o meno una distanza, né se abbia senso tentare di misurarla.
Così la morale. Si possono massacrare milioni di persone e non sentirsi in colpa, non vederci il Male. Quale Decalogo condanna il genocida?La Legge si fonda sul disgusto: è il nostro raccapriccio che















