venerdì 24 novembre 2006

50 - l'altro

L'altro è un feticcio. Ma nessuno si offenda: tutti noi siamo pur sempre l'Altro di tutti gli altri.
Perfetta democrazia della reificazione.

venerdì 17 novembre 2006

49 - pietà

Ogni miserabile ci fa miserabili.

48 - forme dell'imperfezione

Che importa averla fatta finita con tutto e tutti, se si ha ancora a che fare con se stessi?
Che importa negare, negare e ancora negare, fino alla consunzione?
Partecipare ai propri no è idealismo, seppur negativo. Credere alle proprie perplessità testimonia l'ossessione per la verità.
Bisognerebbe farla finita con l'io, con questo e quello, con il sì e con il no.
Chi afferma ciancia. Chi nega ciancia. Interrogarsi è già essere spacciati.

47 - cioran

"È libero colui che ha riconosciuto l'inanità di tutti i punti di vista, è liberato colui che ne ha tratto le conseguenze."

(l'inconveniente di essere nati)

lunedì 16 ottobre 2006

46 - albert caraco

"Il Giorno del Giudizio, né la speranza né la fede saranno perdonate, visti i morti che avranno fatto nascere e gli agonizzanti che esse inducono a moltiplicare il loro seme fino all'ultimo respiro."

(Breviario del caos)

45 - confronti

Un giorno stilerai la lista delle tue fascinazioni e dei plagi.
Voler assomigliare ai tuoi idoli, copiarne la condotta e lo stile.
Ma che vuoi farci: anche non voler essere "se stessi" è una peculiarità dei caratteri, è un perfetto esser se stessi.

venerdì 13 ottobre 2006

mercoledì 20 settembre 2006

41 - popolo (Rensi6)

“[…] scomparsi i Re, si è fatto palese che il popolo non esiste anch’esso più, che esso non è una persona unitaria con cui si possa contrattare e definire, ma una miriade di teste diverse delle quali alcune oggi assicurano di essere il «popolo», domani scompariscono per lasciar il luogo ad altre di opposto pensiero, ma che pure giurano di essere il «popolo» […] Come si fa a concludere col «popolo», che non esiste, che è un puro e semplice flatus vocis metafisico?” ("Teoria e pratica della reazione politica", 1922; pag.302 - in La Sera)

40 - rensi5

“Non possiamo dunque mai conoscere, nemmeno a un dipresso, quale condotta o azione produrrà effetti di bene comune, poiché gli incidenti che possono deviare in un senso o nell’altro il corso di questi effetti sono incalcolabili. Perciò chi pensasse di agire in funzione del bene generale sarebbe un pazzo o dovrebbe essere onniveggente e prevedere il futuro.” ("La morale come pazzia", 1942; pag. 203)

39 - rensi4

“L’intelletto è un prodotto del processo naturale nell’uomo unicamente in servizio della vita, né più né meno delle zanne nell’elefante, degli artigli nel leone, delle ali negli uccelli […] Poiché, in una parola, l’intelletto esiste solo per scopi pratici e serve solo a questi, la metafisica è una malattia mentale, come il giuoco, l’alcoolismo, la cocainomania. Essa va presa in considerazione da una futura «medicina delle passioni»” ("Frammenti di una filosofia del dolore e dell'errore, del male e della morte", 1937; pag. 103)


“Si dice che le donne dimenticano i dolori del parto, e che questa è la ragione per cui non si arretrano spaventate davanti ad una nuova gravidanza. Lo stesso accade agli uomini. Essi dimenticano il dolore della morte, che pure hanno visto dinanzi a sé parecchie volte e sanno che toccherà anche a loro: lo sanno non sapendolo, precisamente come le donne sanno non sapendo i dolori che hanno sofferto partorendo. Questo dimenticare la morte, questo saperla senza saperla, è l’unica ragione per cui si continua a generare e la specie umana continua.” (idem, pag. 201)

38 - rensi3

«Balena talora l’impressione che la svolta mortalmente nefasta dell’evoluzione sia stata il momento in cui una improvvisa e casuale alterazione cellulare nei centri nervosi d’un pitecoide… produsse in quella specie un individuo anomalo, “degenerato” rispetto al tipo della specie stessa, un individuo che l’alterazione, la dislocazione, la “degenerazione” cerebrale in lui avvenuta dotava del potere di ragionare. Da questo momento, e proprio col sorgere del potere di ragionare, la natura è diventata irrazionale…»

«…per l’animale tutto va bene, non vi sono cose incomprensibili, non vi è morte (perché l’animale non sa di morire), la natura non è né irrazionale, né cattiva, né ingiusta, poiché anche il dolore che l’animale soffre non è nulla più che un fatto, una cosa che è, non già altresì una cosa che non dovrebbe essere, vale a dire lumeggiata in questo senso da una valutazione mentale. Ma quando, in seguito all’accidentale deformazione cerebrale prodotta improvvisamente in una specie affine alla scimmia sorse il potere di ragionare e si formò la spiritualità; quando con ciò si ebbero viventi che con la sola esistenza della loro ragione commisero l’enorme pazzia di non essere più semplice natura, ma di separarsi dalla cieca immediatezza della vita naturale e in questo senso di opporsi alla natura; quando così si compì, secondo la profonda interpretazione di Leopardi, quell’alzarsi della ragione sopra l’istinto che è ciò che la Bibbia adombra con la leggenda del peccato originale, il quale “non consiste in altro che nella ragione”; quando ciò accadde, tosto, come al tocco della verga magica di un incantatore malefico, si sollevò dal fondo della natura, sinora indifferente e tranquilla perché non faceva che essere senza vedersi essere, il nembo delle contraddizioni, degli assurdi, dell’incomprensibilità, del male, del peccato, delle ingiustizie e crudeltà naturali, nonché dei problemi eterni ed eternamente tormentosi di indole spirituale e sociale.» (pag. 124-125)

37 - rensi2

«Dove noi siamo assolutamente certi di essere nella verità e nella razionalità, dobbiamo ritener fuori dalla ragione, ossia pazzo, chi la pensa diversamente.» (Interiora Rerum, 1924; pag.90)

«Quando i nostri orologi non concordano tra di loro, noi possiamo conoscere l’ora che è, e rettificarli su questa, perché questa noi la constatiamo in un fatto esteriore ai nostri singoli orologi, riconosciuto indiscutibilmente come quello su cui i nostri orologi devono misurarsi e controllarsi, e che giudica obbiettivamente di questi, stabilendo quale è giusto e quale sbaglia: il moto degli astri. Ma supponiamo che tale fatto esteriore ai nostri orologi, destinato al controllo di questi, non esistesse, e che i nostri orologi continuassero a discordare. Come potremmo allora, in mancanza di quel fatto esteriore obbiettivo e nel discordare dei nostri singoli orologi, conoscere l’ora che è? Ora questo appunto è il caso delle nostre ragioni. Non c’è l’oggetto esterno ad esse, l’esterno modulo-ragione, su cui controllarle e che le giudichi, ed esse discordano fra di loro. Come conoscere l’ora che è della ragione?Ma questo è ancora dir poco. Nel discordare dei nostri orologi, e supposto inesistente il fatto esterno ad essi con cui controllarli, si potrebbe mai dire che c’è l’ora che è? E quale dunque sarebbe? Quella del mio, del tuo o del suo orologio? Così per le nostre ragioni.» (idem, pag 97)

36 - pausa

35 - medie

Tra il sentirsi infinitamente scaltri e infinitamente stupidi, arricchirebbe immaginare di essere la media aritmetica delle due condizioni: infinitamente mediocri.

34 - [...]4

Solo il trauma educa.

33 - ...

Invisibile, inconoscibile, inesprimibile, inimmaginabile, impensabile, irrappresentabile…
Ridurre Dio al nulla è rendergli omaggio.

32 -

Il saggio smette di esistere e comincia ad assistere.

sabato 9 settembre 2006

29 - […]2

Chi crede di sapere è fuori strada. Chi crede di non sapere è fuori strada.

Chi crede è fuori strada.

28 - [...]

Il mondo non può deluderci; siamo noi a deludere noi stessi.
Siamo colpevoli delle nostre aspettative.

martedì 27 giugno 2006

27 - follia dell'ideale

Se si provasse ad andare fino alla radice delle proprie idee, delle proprie convinzioni, dei propri principi, non si vedrebbe altro che vuoto e contraddizione. Se si vivesse questo non senso si impazzirebbe all'istante.
Per nostra fortuna gli ideali, spazzatura mentale, ci difendono, oscurano il fondo delle cose, e ci permettono di sopravvivere: viviamo nella misura in cui ignoriamo l'assurdo e le parzialità delle nostre convinzioni.

lunedì 26 giugno 2006

26 - fatti

Non esistono fatti, non esistono eventi, ma un solo grande fatto, un solo grande evento, che la nostra insicurezza smembra, che la nostra boria seziona. Quando un accadere inizia, quando finisce? Siamo noi a delimitare, a porre confini, a isolare; ma non c'è che Uno. Il plurale è un feticcio, un'allucinazione.
Una storia unica unisce le stelle e gli insetti. Un destino comune, senza ragioni, senza scopi, senza direzioni, senza aggettivi.
Senza giudizi.

25 - il passato

Ogni nostra azione è preparata e permessa da infinite condizioni. Non si può pensare ad un passato diverso senza pensare a infinite condizioni diverse, a cause e cause di cause che si modificano a ritroso, senza sosta. Non c'è un perché ad un fatto: quel fatto si prepara dal nostro primo vagito, e quel vagito dall'inizio dell'universo e ancora indietro, fino a perdersi nelle nebbie dell'inconcepibile.
Niente poteva "andare diversamente": quello che accade è quello che, senza una ragione, deve accadere. Le opzioni si pongono sempre dopo, quando ci guardiamo indietro e stupidamente pensiamo ad un corso diverso, dimenticando che spostare una virgola significa stravolgere l'intera storia universale.

martedì 6 giugno 2006

24 - verità

Abbiamo una certezza. Nulla ci impedisce di chiederci le ragioni di quella, i suoi perché e come abbiamo potuto rintracciarla.
Come siamo arrivati alla sicurezza del vero? Con quale arbitrio abbiamo interrotto l’infinita serie di interrogativi? Con quale arbitrio abbiamo stabilito che oltre non si dovesse proseguire?
La continuità del pensiero, l’accanirsi dell’analisi apre un'infinità di perché, mostra che se pensassimo ad oltranza alla parzialità della verità non faremmo che distruggere continuamente, senza approdare mai: ci troveremmo in balia del vuoto di senso, cadremmo senza freni nella voragine del dubbio, nella follia della lucidità.
Al contrario, determinare un terreno solido, crederci senza obiezioni, farne religione, questo è esistere. Abbandonare la scepsi per adagiarsi nel provvisorio, nel relativo, nella pigrizia del “vero”, questo il mezzo attraverso il quale sopravviviamo.
L’inconcepibile ci inganna; l’assurdo, categoria senza limiti e definizioni, ci illude, determina i confini della certezza e spaccia per verità l’artificio cui abbiamo dato quel nome.
Ma è solo una scappatoia, è una fuga; è la risposta immunitaria dell’essere contro l’insensatezza della realtà, che ha una ragione solo perché ne abbiamo trovata una di comodo, solo perché abbiamo scelto di non motivare ulteriormente le nostre convinzioni, solo perché abbiamo deciso per atto di imperio che occorre fermarsi, che occorre frenare la caduta.
Ed incapaci di accedere all’Assoluto, ce ne costruiamo uno, e trasformiamo questo abuso in postulato, in dogma.
Non si conosce la verità, si crede in essa. La verità è fede.
Costruire è accontentarsi, è uscire sconfitti.
Avere certezze è essere superficiali.

mercoledì 31 maggio 2006

23 - amore e servitù

Ami? Soffrirai del dolore dell'altro. Le sue ferite saranno le tue ferite. Il suo cancro sarà la tua rovina, il tuo cancro la sua. Vi amate, e vi incatenate a tumori che non vi appartengono.
Amare è ridursi in schiavitù.

22 - poesia

Pronome
verbo
complemento.

lunedì 29 maggio 2006

21 - saperi vuoti

Tengo una conferenza di blabla mentre il pubblico, scocciato, caca dappertutto.

20 - ignoranza

Ignoranti o incolti?
Un fiore non sa nulla, ma può nascere selvaggio e morire intoccato.

19 - filosofia

Nutrimento dello spirito che insoddisfatto dal come, edifica un universo di illazioni.

18 - smentite

Leggere fu una sciagura, perché appresi tutto dai libri, anche a diffidare dei libri. Ma restai invischiato tra le pagine.
Gli scandagli di carta si sfaldano sulla superficie della vita.

17 - legami di sangue

Ottundimento universale.
Il mistero è concentrato lì, nei cordoni ombelicali con cui impicchiamo l’aspettativa di uno scopo, di una risposta.

16 - inconvenienti della libertà

Non saper scegliere di che morte morire.

15 - (in)coerenza

Essere incoerenti è saltare da un errore all'altro.
Essere coerenti è permanere nello stesso errore.

14 - blaterare

Quando ero stupido, pensavo che le iperboli verbali riflettessero una qualche forma di spregiudicatezza filosofica, di superiorità immoralistica. Ma io sono un essere tenero e la mia religione è la mansuetudine.
Il mio è un nichilismo esangue, protocollare, imbelle.

13 - l'assassino è senza colpa

Dal momento in cui si sceglie la vita, si diventa responsabili dei propri lutti, ci si fa artefici delle proprie ferite.
Non si scompone l’esistenza, non la si setaccia, le nostre speranze non la filtrano: scegliere la vita è accettare il dolore che essa contiene, la possibilità del male, della morte. Nessuno ci ha costretti, le nostre lacrime ce le siamo andate a cercare.
Non ci sono mostri, non ci sono demoni. Nessuna morale.
C'è solo una scelta. Ed è nostra.

12 - morali

Non riuscii a voler volere, a non-voler non volere.

11 - morte

Alla fine si muore.
È tutto già morto, nonostante ci si adoperi per non vederlo.
Mancano giorni, o anni, ma non fa differenza. La vita è la somma del tempo che ci resta.
La carne degli altri si decompone, le speranze e le gioie ridotte ad ossa.
Dove trovi il coraggio di una carezza, quando coccoli un cadavere?

10 - Dio

Senza garanzie, inventammo l'ipoteca definitiva.
E la speranza sopravvisse al ricordo dell'invenzione.

09 - quiete

Hai buttato via anni ad affermare che si buttano via anni per una vita da buttar via.
Lascia che l'inerzia del mondo lavori per te, sarà lei a buttare via tutto.
Tu puoi occuparti di vivere.

08 - educare

Un barlume di intelligenza rischiara la tua stupidità, che si dichiara per quello che è e assume in tal modo, per un attimo, le vesti della saggezza.

07 - servitù

Siamo servi finché abbiamo lacrime per i funerali, finché sentiamo il tragico, finché sovrastimiamo i destini.
La pace è bonaccia, quiete, deserto; è prosciugare lacrime e piallare sorrisi.
Superata la debolezza della pena, niente può scuoterci: nessun crimine varrà più il nostro sdegno, nessun amore i nostri rossori. La beatitudine è senza afflati.
Il paradiso esclude il sentimento, la sua delizia è sterile. Il paradiso è delle rocce, eternità di anime inorganiche.

06 - maledizioni

L'aborto è una diserzione preventiva.
Il suicidio una diserzione tardiva.
Nel mezzo, si è presi a servizio dall'esistenza.

05 - cecità dell'utopia

La Convinzione si sposa fatalmente con la miopia; l’idea, senza eccezioni, indirizza lo sguardo e devia osservatore ed osservato verso una direzione che essa stessa promuove.
La vita è il surrogato di una Concezione qualsiasi.
È un’assurdità. Ma è folle denunciarla.
Anche l’abbandono della vita ha le sue ragioni, la sua aritmetica, le sue proporzioni.

04 - guerra

Non è la verità che latita, ma il tatto.

sabato 27 maggio 2006

03 - Rensi

"Una tigre sbrana un agnello o anche un bambino. Ciò è male per l'agnello o per noi. Ma il fatto corrisponde alla natura della tigre, è il suo bene, dal momento che l'Essere l'ha fatta di natura tale da dover nutrirsi di carne ancor calda e di sangue. Per l'Essere, che è ad un tempo tigre, agnello e bambino, ciò è un fatto che è e non può non essere, e in questo è si esaurisce e si dissolve ogni valutazione dell'uno o dell'altro singolo ente"

(Giuseppe Rensi - "Spinoza", 1929)

02 - lucidità

Ne hai dette di cose, per essere un apologeta del silenzio.

01 - catastrofe verticale

Morire è la punizione per essere nati.