martedì 27 giugno 2006

27 - follia dell'ideale

Se si provasse ad andare fino alla radice delle proprie idee, delle proprie convinzioni, dei propri principi, non si vedrebbe altro che vuoto e contraddizione. Se si vivesse questo non senso si impazzirebbe all'istante.
Per nostra fortuna gli ideali, spazzatura mentale, ci difendono, oscurano il fondo delle cose, e ci permettono di sopravvivere: viviamo nella misura in cui ignoriamo l'assurdo e le parzialità delle nostre convinzioni.

lunedì 26 giugno 2006

26 - fatti

Non esistono fatti, non esistono eventi, ma un solo grande fatto, un solo grande evento, che la nostra insicurezza smembra, che la nostra boria seziona. Quando un accadere inizia, quando finisce? Siamo noi a delimitare, a porre confini, a isolare; ma non c'è che Uno. Il plurale è un feticcio, un'allucinazione.
Una storia unica unisce le stelle e gli insetti. Un destino comune, senza ragioni, senza scopi, senza direzioni, senza aggettivi.
Senza giudizi.

25 - il passato

Ogni nostra azione è preparata e permessa da infinite condizioni. Non si può pensare ad un passato diverso senza pensare a infinite condizioni diverse, a cause e cause di cause che si modificano a ritroso, senza sosta. Non c'è un perché ad un fatto: quel fatto si prepara dal nostro primo vagito, e quel vagito dall'inizio dell'universo e ancora indietro, fino a perdersi nelle nebbie dell'inconcepibile.
Niente poteva "andare diversamente": quello che accade è quello che, senza una ragione, deve accadere. Le opzioni si pongono sempre dopo, quando ci guardiamo indietro e stupidamente pensiamo ad un corso diverso, dimenticando che spostare una virgola significa stravolgere l'intera storia universale.

martedì 6 giugno 2006

24 - verità

Abbiamo una certezza. Nulla ci impedisce di chiederci le ragioni di quella, i suoi perché e come abbiamo potuto rintracciarla.
Come siamo arrivati alla sicurezza del vero? Con quale arbitrio abbiamo interrotto l’infinita serie di interrogativi? Con quale arbitrio abbiamo stabilito che oltre non si dovesse proseguire?
La continuità del pensiero, l’accanirsi dell’analisi apre un'infinità di perché, mostra che se pensassimo ad oltranza alla parzialità della verità non faremmo che distruggere continuamente, senza approdare mai: ci troveremmo in balia del vuoto di senso, cadremmo senza freni nella voragine del dubbio, nella follia della lucidità.
Al contrario, determinare un terreno solido, crederci senza obiezioni, farne religione, questo è esistere. Abbandonare la scepsi per adagiarsi nel provvisorio, nel relativo, nella pigrizia del “vero”, questo il mezzo attraverso il quale sopravviviamo.
L’inconcepibile ci inganna; l’assurdo, categoria senza limiti e definizioni, ci illude, determina i confini della certezza e spaccia per verità l’artificio cui abbiamo dato quel nome.
Ma è solo una scappatoia, è una fuga; è la risposta immunitaria dell’essere contro l’insensatezza della realtà, che ha una ragione solo perché ne abbiamo trovata una di comodo, solo perché abbiamo scelto di non motivare ulteriormente le nostre convinzioni, solo perché abbiamo deciso per atto di imperio che occorre fermarsi, che occorre frenare la caduta.
Ed incapaci di accedere all’Assoluto, ce ne costruiamo uno, e trasformiamo questo abuso in postulato, in dogma.
Non si conosce la verità, si crede in essa. La verità è fede.
Costruire è accontentarsi, è uscire sconfitti.
Avere certezze è essere superficiali.