mercoledì 20 settembre 2006

37 - rensi2

«Dove noi siamo assolutamente certi di essere nella verità e nella razionalità, dobbiamo ritener fuori dalla ragione, ossia pazzo, chi la pensa diversamente.» (Interiora Rerum, 1924; pag.90)

«Quando i nostri orologi non concordano tra di loro, noi possiamo conoscere l’ora che è, e rettificarli su questa, perché questa noi la constatiamo in un fatto esteriore ai nostri singoli orologi, riconosciuto indiscutibilmente come quello su cui i nostri orologi devono misurarsi e controllarsi, e che giudica obbiettivamente di questi, stabilendo quale è giusto e quale sbaglia: il moto degli astri. Ma supponiamo che tale fatto esteriore ai nostri orologi, destinato al controllo di questi, non esistesse, e che i nostri orologi continuassero a discordare. Come potremmo allora, in mancanza di quel fatto esteriore obbiettivo e nel discordare dei nostri singoli orologi, conoscere l’ora che è? Ora questo appunto è il caso delle nostre ragioni. Non c’è l’oggetto esterno ad esse, l’esterno modulo-ragione, su cui controllarle e che le giudichi, ed esse discordano fra di loro. Come conoscere l’ora che è della ragione?Ma questo è ancora dir poco. Nel discordare dei nostri orologi, e supposto inesistente il fatto esterno ad essi con cui controllarli, si potrebbe mai dire che c’è l’ora che è? E quale dunque sarebbe? Quella del mio, del tuo o del suo orologio? Così per le nostre ragioni.» (idem, pag 97)

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