domenica 28 dicembre 2008

149

Nella sostanza, ciascuno è esattamente quello che è: - qualunque cosa faccia, qualunque parte interpreti, qualunque scena reciti.

Si è ipocriti solo in superficie.

sabato 27 dicembre 2008

148 - Parassitismo. Potenza e Atto



Sfruttamento, vampirismo materiale ed affettivo. Ciascuno parassita di tutti gli altri. La perfezione nella distruzione della vita a favore della vita. Carattere tragico, durata come successione di morte e morti. Tutti sono mezzi per tutti.

venerdì 19 dicembre 2008

146 - filosofia

Il dialogo filosofico è un mezzo subdolo. Lo si usa per avvalorare le proprie tesi a scapito di interlocutori inesistenti. Nella realtà, Socrate non avrebbe mai trovato gente tanto accondiscendente ed arrendevole.

mercoledì 17 dicembre 2008

145 - durata

"28 Marzo. L'età dell'oro precede la storia o le succede. Entrambe le prospettive condannano il processo storico."

(Cioran - Quaderni)

martedì 2 dicembre 2008

144 - Davila

"Non c'è fraternità politica che valga un odio condiviso."

"Una società civilizzata non è frutto dei propositi degli uomini, ma del loro reciproco neutralizzarsi."

"La missione storica degli intellettuali rivoluzionari è quella di inventare il vocabolario e i temi della prossima tirannia."

(In margine a un testo implicito)

lunedì 1 dicembre 2008

143

Incanto. Rarefarsi fino a sparire. Ritornare all'aria, santi e distanti, vuoti e completi.

giovedì 27 novembre 2008

142 - Nicolas Gomez Davila

"In margine a un testo implicito":

«  Chiamiamo egoista chi non si sacrifica al nostro egoismo. »

«  Celesti sono le gerarchie. È all'inferno che tutti sono uguali. »

«  Ragione, Progresso, Giustizia sono le tre virtù teologali dello stupido. »

«  L'uomo non si sentirebbe così sventurato se si limitasse a desiderare senza immaginare diritti su ciò che desidera. »

martedì 25 novembre 2008

141 - tutto

La coscienza è figlia del dolore, la conoscenza del sospetto.
La metafisica è fatta di sofferenza e negazione, e noi saremo completi quando saremo completamente straziati e nescienti, feriti ed ignoranti, distrutti nel corpo e nello spirito, annientati dall'esperienza del mondo e di noi stessi.
Quando di noi non rimarrà più nulla, allora noi davvero saremo, e davvero sapremo.

lunedì 3 novembre 2008

140 - pagina 10

"Ognuno di noi muore solo e muore interamente: sono due verità che i più rifiutano, giacché i più durante la loro vita sonnecchiano e quando stanno per morire temono di svegliarsi. La solitudine è una scuola di morte e l'uomo comune non la frequenterà mai, l'integrità non si ottiene altrove, essa è dunque la ricompensa della solitudine, e se si dovessero suddividere gli uomini, essi formerebbero tre razze: i sonnambuli, che sono un esercito; i ragionevoli e sensibili, che vivono su due piani e, sapendo ciò che a loro manca, si sforzano di cercare ciò che non trovano; gli spirituali nati due volte, che vanno alla morte con passo uniforme per morire soli e morire interamente, quando non si dia il caso che scelgano loro il momento, il luogo e il modo, a dimostrazione del loro disprezzo per le contingenze. I sonnambuli sono gli idolatri; i ragionevoli e sensibili i credenti; gli spirituali nati due volte adorano in cuor loro ciò che i primi non immaginano e i secondi non concepiscono, perché sono uomini compiuti e in quanto tali non vanno a cercare, e tanto meno ad adorare, qualcosa che hanno già trovato, poiché sono essi stessi questo qualcosa."

(Albert Caraco - Breviario del caos)

139 - il lavoro

Catena di montaggio della natura.

domenica 19 ottobre 2008

138 - liberazione e catene

"...fare del pensiero stesso una cosa dell'arbitrio egoistico, una cosa dell'unico, per così dire un suo trastullo o capriccio amoroso, togliendogli il suo significato di "ultimo e decisivo potere", questa degradazione e dissacrazione del pensiero, questo equiparare l'io che pensa e l'io che non pensa, questa grezza ma reale "eguaglianza" - a questo la critica non può giungere, perché essa stessa non è che la sacerdotessa del pensare e al di là del pensare non vede altro che il diluvio."

(Max Stirner -
L'unico e la sua proprietà)

137 - il ciclo della filosofia

"[...] quelle verità che sono la sostanza di tutta la filosofia, si debbono occultare alla maggiorparte degli uomini; e credo che facilmente consentireste che debbano essere ignorate o dimenticate da tutti: perché sapute, e ritenute nell'animo, non possono altro che nuocere. Il che è quanto dire che la filosofia si debba estirpare dal mondo. Io non ignoro che l'ultima considerazione che si ricava dalla filosofia vera e perfetta, si è, che non bisogna filosofare. Dal che si inferisce che la filosofia, primieramente è inutile, perché a questo effetto di non filosofare non fa di bisogno esser filosofo; secondariamente è dannosissima, perché quella ultima conclusione non s'impara se non alle proprie spese, e imparata che sia, non si può mettere in opera; non essendo in arbitrio degli uomini dimenticare le verità conosciute, e deponendosi più facilmente qualunque altro abito che quello di filosofare. In somma la filosofia, sperando e promettendo a principio di medicare i vostri mali, in ultimo si riduce a desiderare invano di rimediare a se stessa."

(Leopardi - Dialogo di Timandro e di Eleandro)

sabato 13 settembre 2008

136 - qui a appris à mourir a desappris à servir

Montaigne, Saggi:

"Ritiratevi in voi, ma prima preparatevi a ricevervi; sarebbe una pazzia affidarvi a voi stessi, se non vi sapete governare. C'è modo di fallire nella solitudine come nella compagnia." (I, XXXIX)

"Si può dire con fondamento che c'è un'ignoranza abbecedaria che va innanzi alla scienza; un'altra, dottorale, che viene dopo la scienza; ignoranza che la scienza produce e genera, allo stesso modo che annulla e distrugge la prima." (I, LIV)

135 - a scuola dai saggi

Epitteto, Manuale:

"Non sono i fatti in sé che turbano gli uomini, ma i giudizi che gli uomini formulano sui fatti [...] Di conseguenza, quando subiamo un impedimento, siamo turbati o afflitti, non dobbiamo mai accusare nessun altro tranne noi stessi, ossia i nostri giudizi.
Incolpare gli altri dei propri mali è tipico di chi non ha educazione filosofica; chi l'ha intrapresa incolpa se stesso; chi l'ha completata non incolpa né gli altri né se stesso." (5)

"Se uno ti riferisce che il tale parla male di te, invece di difenderti dalle critiche che ti vengno riportate, rispondi: "sicuramente ignorava gli altri miei difetti, perché altrimenti non avrebbe parlato solo di questi"..." (33)

"Segni di chi progredisce nella filosofia: non biasima nessuno, non loda nessuno, non si lamenta di nessuno, non accusa nessuno, non parla mai di sé come di chi sia qualcuno o sappia qualcosa..." (48)

martedì 9 settembre 2008

134 - il libro dei morti

"[...] osserva bene l'essenza di quello che ti spaventa: percepirai soltanto il Vuoto, l'essenza che non esiste concretamente in nessun luogo: questo è Dharmakaya. Ma questo Vuoto non è mera negazione, la sua essenza che fa paura al solo pensarla, è lo Stato della Coscienza primordiale, pura consapevolezza e chiarezza: è il Sambhogakaya della mente. Vuoto e Chiarezza non sono separati: l'essenza del Vuoto è la Chiarezza, l'essenza della Chiarezza è il Vuoto."

(Bardo Thos Grol - Libro tibetano dei morti)

venerdì 29 agosto 2008

132 - Qoelet

"Il saggio ha gli occhi in fronte, ma lo stolto cammina nel buio. Ma so anche che un'unica sorte è riservata a entrambi."
(Ecclesiaste 2,14)

martedì 26 agosto 2008

131 - divino autolesionismo

“Siccome Dio poteva creare una libertà che non consentisse il male (cfr. lo stato dei beati liberi e certi di non peccare), ne viene che il male l'ha voluto lui. Ma il male lo offende. È quindi il male un banale caso di masochismo.”
(Cesare Pavese - Il mestiere di vivere)

130 - ...

“Perché dimentichiamo i morti? Perché non ci servono più.
Un triste o malato lo dimentichiamo – respingiamo – in ragione della sua inservibilità psichica o fisica.
Nessuno mai si abbandonerà in te, se non ci vedrà il suo tornaconto.
E tu? Credo di essermi abbandonato una volta disinteressatamente. Quindi non debbo piangere se ho perduto l'oggetto di quell'abbandono. Non sarei più stato disinteressato, in questo caso.
Eppure, a vedere quanto si soffre, il sacrificio è contro natura. O superiore alle mie forze. Non posso non piangere. E piangere è cedere al mondo, è riconoscere che si cercava il tornaconto. C'è qualcuno che rinuncia pur potendo avere? Questa carità non è altro che l'ideale dell'impotenza.
E allora, basta con la virtuosa indignazione. Se avessi avuto denti e astuzia avrei raccolto la preda.
Ma questo non toglie che la croce del deluso, del fallito, del vinto – di me - sia atroce a portare. Dopotutto il più famoso crocefisso era un dio: né deluso né fallito né vinto. Eppure con tutta la sua potenza, ha gridato “Eli”. Ma poi si è ripreso, e ha trionfato, e lo sapeva prima. A questo patto, chi non vorrebbe la crocefissione?
Tanti sono morti disperati. E questi hanno sofferto più di Cristo.
Ma la grande, la tremenda verità è questa: soffrire non serve a niente.”
(Cesare Pavese - Il mestiere di vivere)

giovedì 17 luglio 2008

128 - cioran

"Bossuet, Hegel, Marx, per il fatto stesso che assegnano agli eventi un senso, appartengono a una stessa famiglia, o, almeno, non differiscono essenzialmente gli uni dagli altri, dato che l'importante non è definire, determinare questo senso, ma ricorrervi, postularlo; ed essi vi ricorrono, lo postulano. Passare da una concezione teologica o metafisica al materialismo storico significa semplicemente cambiare genere di provvidenzialismo. Se prendessimo l'abitudine di guardare oltre il contenuto specifico delle ideologie e delle dottrine, vedremmo che rifarsi a una di esse anziché ad un'altra non implica affatto un qualche dispendio di sagacia. Coloro che aderiscono a un partito credono di distinguersi da coloro che ne seguono un altro, mentre tutti, fin dal momento in cui scelgono, si incontrano in profondità, esprimono una stessa natura e si differenziano solo in apparenza grazie alla maschera che assumono. È follia immaginare che la verità consista nella scelta, quando ogni presa di posizione equivale ad una forma di disprezzo della verità. Sventuratamente, scelta, presa di posizione sono una fatalità alla quale nessuno sfugge; ognuno di noi deve optare per una non-realtà, per un errore...."
("Joseph De Maistre - Saggio sul pensiero reazionario")

sabato 14 giugno 2008

127 - spleen

"L'aumento di saggezza si può misurare con esattezza in base alla diminuzione di bile."


(F.W. Nietzsche)

martedì 10 giugno 2008

126 - Rensi

dalla post-fazione a "Il conflitto della civiltà moderna" di Simmel:

"[...] proprio l'idealismo sbocca necessariamente ad uno scetticismo pratico, poiché la sua proposizione etica fondamentale si risolve in questa: buono, vero, bello è ciò che allo spirito in te, alla coscienza in te, a te pare, è insomma quel che ti pare; e questo è ciò in cui, si voglia o no, l'etica kantiana-fichtiana, idealistica in generale, si risolve [...]; ogni azione non esiste, non ha il suo significato, non è quello che è, se non dentro quel tale, determinato, specifico, singolo, individuale, irripetibile corso vitale di cui essa è un'onda o una pulsazione; sicché la legge non può essere che legge individuale."

"Tale corso vitale distrugge continuamente tutte le sue costruzioni, contraddice e nega ogni suo stadio raggiunto, non lascia che alcuna sua formazione conservi quella permanenza e stabilità a cui essa al momento del suo sorgere pretende e che crede di possedere, e così le relativizza, le scetticizza tutte."

E questo è il "pensiero più significante e vero di Hegel [...] il pensiero, cioè, che la molla del processo è semplicemente la contraddizione, che il processo c'è soltanto perché è eterna la contraddizione, che unicamente l'eterna presenza della contraddizione, ossia dell'assurdo, è ciò che crea il processo, il quale non è che lo sforzo per sfuggirvi, sforzo vano perché non riesce se non ad uscire dall'una contraddizione per precipitare in un'altra, solo per uscire dalla quale ancora si muove, ossia è processo, sicché solo lo è perché in ogni presente è nell'assurdo; [...]
se, come è fondamentale pensiero di Hegel, la contraddizione (ossia l'assurdo) è la molla e la radice del movimento, la ragione del processo, e quindi della vita (essendo vita e processo unum et idem), bisogna concludere che, la vita stessa, ossia ciò che è la sola vera realtà, è una cosa sola con l'assurdo.[...]

E se la frase "il processo è l'assoluto" vuol semplicemente dire: ciò che solo esiste e permane è la non permanenza, l'assoluta verità è che tutto è errore, l'assoluta permanenza è che tutto passa, l'assoluto è che tutto è relativo, l'assoluto è il relativo - chiaramente ciò assoluto non è che un giuoco di parole."

125 - Georg Simmel

"Questa vita deve o generare forme o muoversi entro forme: noi siamo, sì, immediatamente la vita, e con questo fatto si congiunge un sentimento, di cui non si può dare una più precisa descrizione, di essere, di forza, di moto verso una meta; ma noi tale sentimento possediamo solo nella forma che esso ogni volta assume, la quale [...] nel momento del suo presentarsi si mostra appartenente ad un altro ordine, fornito di diritto e significato attinti da sé, e che afferma e pretende un'esistenza sopravitale. Ma da ciò nasce una contraddizione rispetto all'essenza della vita stessa [...]
La vita è indissolubilmente vincolata alla necessità di diventar reale solo in forma del suo opposto, il che vuol dire in una forma [...]
Qui vuol dunque la vita qualcosa che non può assolutamente raggiungere. Vuole determinarsi e manifestarsi, al di là d'ogni forma, nella sua nuda immediatezza. Ma il conoscere, il volere, il foggiare da essa interamente determinato, può solo sostituire una forma con un'altra, non mai la forma in generale con la vita stessa, come esiste al di là della forma."

(Il conflitto della civiltà moderna)

124 - facili glorie

Interrompere la catena biologica dalla quale proveniamo.
Esseri gli ultimi, estinguere la nostra genealogia.
Irridere l'intera storia della nostra famiglia.
Lasciare che i nostri geni muoiano con noi; negare, nel nostro piccolo, l'infame discendenza alla bestia-uomo.
Strozzare sul nascere le pretese dei nostri cromosomi.
Fregarsene di miliardi di anni, rappresentare il fallimento dell'intero destino dell'umanità.
Infischiarsene, fustigare la vita e chi si è sacrificato per essa.
Rendere ridicole rivoluzioni, vittime, atrocità, auspici, progetti, teleologie, leggi, religioni.
Essere saggi; trattare per quello che sono le casualità genetiche, l'insieme di anomalie che fanno l'evoluzione.
Andarsene, alla fine, autori dell'oltraggio supremo, profeti della sterilità eretta a sistema.

domenica 8 giugno 2008

123 - lascio il nulla a nessuno

"Ci sono due modi di comprendere la rinuncia; come l'abbandono di un valore positivo in vista di uno più alto o come l'abbandono di tale 'valore' perché si è scoperto che per noi esso non è affatto un valore, per cui la rinuncia è solo apparentemente tale [...]
Si rinuncia veramente a qualcosa solo quando scopriamo che per noi questo 'qualcosa' era solo uno pseudo-valore, una cosa solo in apparenza positiva, altrimenti è meglio che non corriamo il rischio insito in tale repressione [...]
Si diventa veramente samnyasin nel momento in cui si scopre che non c'è 'nessuna cosa' cui rinunciare, non perché non ci siano cose 'là fuori' ma perché noi non siamo 'nessuna cosa'."

(Raimon Panikkar)

122 - pascal

"Si immagini un gran numero di uomini in catene, tutti condannati a morte, alcuni dei quali siano ogni giorno sgozzati sotto gli occhi degli altri; coloro che restano vedano la propria sorte in quella dei propri simili, e, guardandosi l'un l'altro con dolore e senza speranza, aspettino il loro turno. Questa è l'immagine della condizione umana."

(Pascal - Pensieri)

venerdì 6 giugno 2008

121 -

"Un pensiero è veramente mio proprio solo se io non esito in nessun momento a metterlo in pericolo di morte, se io non ho da temere, nella sua perdita, una perdita per me, una perdita di me."

(Max Stirner - L'Unico e la sua proprietà)

giovedì 5 giugno 2008

120

“La religione consiste nel credere che tutto quello che ci accade è straordinariamente importante. Non potrà mai sparire dal mondo, proprio per questa ragione.”

(Cesare Pavese - Il mestiere di vivere)

119 - il mestiere di vivere

"Il compenso di aver tanto sofferto è che poi si muore come cani"

(Cesare Pavese - Il mestiere di vivere)

giovedì 29 maggio 2008

116 -

"L'uomo (e così gli altri animali) non nasce per goder della vita, ma solo per perpetuare la vita, per comunicarla ad altri che gli succedano, per conservarla. Nè esso, nè la vita, nè oggetto alcuno di questo mondo è propriamente per lui, ma al contrario esso è tutto per la vita. - Spaventevole ma vera proposizione e conchiusione di tutta la metafisica. L'esistenza non è per l'esistente, non ha per suo fine l'esistente, nè il bene dell'esistente; se anche egli vi prova alcun bene, ciò è un puro caso: l'esistente è per l'esistenza, tutto per l'esistenza, questa è il suo puro fine reale. Gli esistenti esistono perché si esista..."

(Zibaldone - 11 marzo 1826)

sabato 24 maggio 2008

115 - sub specie vanitatis

"Che cos'è la vita? Il viaggio di un zoppo e infermo che con un gravissimo carico in sul dosso per montagne ertissime e luoghi sommamente aspri, faticosi e difficili, alla neve, al gelo, alla pioggia, al vento, all'ardore del sole, cammina senza mai riposarsi dì e notte uno spazio di molte giornate per arrivare a un cotal precipizio o un fosso, e quivi inevitabilmente cadere. (Bologna, 17 gennaio 1826)"

(Leopardi - Zibadone
)

114 - 'ragioni' dell'assurdo

"Il sentimento della mancanza di valore fu raggiunto quando si capì che non è possibile interpretare il carattere complessivo dell'esserci né con il concetto di "fine", né con il concetto di "unità", né con il concetto di "verità". In tal modo non si ottiene e non si raggiunge nulla: nella molteplicità del divenire manca l'unità onnicomprensiva: il carattere dell'esserci non è "vero", è falso..., non c'è più nessuna ragione di vagheggiare un mondo vero...
In breve: le categorie "fine", "unità", "essere" con le quali avevamo posto un valore nel mondo, sono da noi nuovamente tratte fuori - e ora il mondo sembra senza valore...
Posto che abbiamo capito che non è più possibile interpretare il mondo con queste tre categorie e che dopo questa constatazione il mondo comincia ad essere per noi senza valore, allora dobbiamo chiederci da dove derivi la nostra credenza in queste 3 categorie - cerchiamo se non sia possibile negare loro questa credenza. Una volta che queste 3 categorie sono state svalutate, allora la dimostrazione della loro inapplicabilità al tutto non è più una ragione per svalutare il tutto.
Risultato: la credenza nelle categorie della ragione è la causa del nichilismo, - abbiamo misurato il valore del mondo con categorie che si rapportano a un mondo puramente simulato.
Risultato finale: tutti i valori con cui fino ad ora abbiamo tentato in primo luogo di rendere per noi stimabile il mondo e con cui, proprio per questo, l'abbiamo svalutato, essendosi rivelati inapplicabili - tutti questi valori, riguardati dal punto di vista psicologico, sono risultati di determinate prospettive dell'utilità per la conservazione e l'accrescimento di forme umane di dominio: e soltanto falsamente proiettati nell'essenza delle cose.
Fa ancor sempre parte della ingenuità iperbolica dell'uomo "porre" se stesso come senso e misura di valore delle cose..."

(Nietzsche - La volontà di potenza)

113 - tutto è niente

"...questa è la formula della nostra Magia; noi sosteniamo che tutti gli atti devono essere uguali; che l'esistenza conferma il diritto di esistere; che, se il male non è semplicemente un termine esprimente qualche relazione di ostilità casuale tra forze egualmente auto-giustificate, l'universo è inspiegabile ed impossibile quanto un'azione senza reazione; che le orge di Bacco e di Pan non sono meno sacramentali delle messe di Gesù; che le cicatrici della sifilide sono sacre e degne d'onore in quanto tali."

(Aleister Crowley - Magick)

sabato 17 maggio 2008

112 - la lunga catena del sapere


«
Conoscenza, inoltre, è una concezione impossibile. Tutte le proposizioni finiscono per ritornare ad "A è A".»

(Aleister Crowley - Magick)

111 - ridicolo ogni pessimismo

"Il divenire ha in ogni momento lo stesso valore: la somma del suo valore rimane uguale a sé: in altri termini: ESSO NON HA NESSUN VALORE, perché non c'è qualcosa con cui misurarlo, e in rapporto a cui la parola "valore" abbia senso. Il VALORE TOTALE DEL MONDO NON È VALUTABILE, di conseguenza ogni pessimismo filosofico è una cosa comica."

(Nietzsche - La volontà di potenza)

lunedì 12 maggio 2008

110 - donne

Ne abbiamo sentite di apologie dell'ascesi. Poi arriva l'orgasmo e, perché no, la tenerezza. Nuove dipendenze. Ma in un universo di lacci, catene e legami, tutto si tiene grazie alle dipendenze.
Ab-solutus è solo il cadavere.

domenica 11 maggio 2008

109 -

"Spessissimo noi, come un malato, un convalescente, che si cura, un povero che si procaccia il vitto con gran fatica, usando una infinita pazienza per solo conservarci in vita, non facciamo altro che patire infinitamente per conservarci, per non perdere la facoltà di patire ed esercitar la pazienza per preservarci il potere di esercitarla, per continuarla ad esercitare."

(Leopardi - Zibaldone)

domenica 4 maggio 2008

108 -

"La quistione se il suicidio giovi o non giovi all'uomo [...] si restringe in questi puri termini. Quale delle due cose è la migliore, il patire o il non patire? ...
...
E però chiunque (tolta la religione) vive per puro e formale error di calcolo: intendo il calcolo dell'utilità. Errore moltiplicato tante volte quanti sono gl'istanti della nostra vita, in ciascuno dè quali noi preferiamo il vivere al non vivere."

(Leopardi - Zibaldone)

giovedì 1 maggio 2008

107 - nuove leve

"I giovani non possono più salvare il mondo,
il mondo non può più essere salvato,
l'idea di salvezza è semplicemente un'idea sbagliata,
e noi dobbiamo pagare i nostri innumerevoli errori,
è troppo tardi per riparare ad alcunché,
il tempo delle riparazioni è scaduto e quello delle riforme è finito.
I più fortunati moriranno combattendo e i più miserabili
stipati negli scantinati o accoppiandosi tra le fiamme,
per ingannare l'agonia con l'orgasmo.
Il mondo sarà un grido di dolore e di estasi,
in cui gli uomini più puri non avranno altra risorsa che
ammazzarsi l'un l'altro per non dover disprezzare se stessi.
La scelta dell'agonia sarà l'ultima a noi rimasta, e ciò sarà prima
di quanto non si pensi, dall'oggi al domani saremo scaraventati
nel precipizio e lì ci sveglieremo, non fosse che per il tempo
di sentire che stiamo spirando.
Allora rivedremo ciò che videro i Conquistatori del Nuovo Mondo,
dove, al loro avvicinarsi, intere tribù si gettavano
dalla cima della loro montagna unicamente per prevenire
l'orrore inevitabile, ingannando la morte con la morte stessa."

(Caraco - Breviario del caos)

106 -



















"Con cento milioni di esseri umani la Terra diventerebbe un Paradiso; con i miliardi che la divorano e la insozzano sarà l'Inferno da un polo all'altro, la prigione della specie, la stanza della tortura universale e la cloaca gremita di folli mistici che campano nel loro lerciume. La massa è il peccato dell'ordine, è il sottoprodotto della morale e della fede, basta questo per condannare l'ordine, la morale e la fede, giacché non servono che a moltiplicare gli uomini e a tramutarli in insetti."

(Albert Caraco -
Breviario del caos)

martedì 29 aprile 2008

105 - sisifo




















"La maggior parte degli uomini in ultima analisi
non ama e non brama di vivere
se non per vivere. L'oggetto reale della vita è la vita,
e lo strascinare con gran fatica su e giù per una medesima strada
un carro pesantissimo e voto."

(Leopardi -
Zibaldone)

mercoledì 23 aprile 2008

104 - samsara
















"[...] ogni povero diventa un criminale non appena, facendo nascere un altro povero, offre alla miseria una nuova garanzia."
(Albert Caraco -
Breviario del caos)

103 - siracide



"Quid superbit terra et cinis?"
(Ecclesiastico 10, 9)

giovedì 3 aprile 2008

102 - vanità delle vanità

“Se le onde si mettessero a riflettere, crederebbero di avanzare, di avere uno scopo, di progredire, di lavorare per il bene del mare, e finirebbero per elaborare una filosofia sciocca quanto il loro zelo.”

(Cioran – Accenni di vertigine)

martedì 1 aprile 2008

mercoledì 12 marzo 2008

100 - Leopardi




"Tutto è nulla al mondo, anche la mia disperazione, della quale ogni uomo anche savio, ma più tranquillo, ed io stesso certamente in un'ora più quieta conoscerò la vanità e l'irragionevolezza e l'immaginario. Misero me, è vano, è un nulla anche questo mio dolore, che in un certo tempo passerà e s'annullerà, lasciandomi in un voto universale e in un'indolenza terribile che mi farà incapace anche di dolermi"

(Zibaldone di pensieri)

martedì 26 febbraio 2008

94 -




"...lo stupido è sempre contento di quello che ha detto e dice inoltre sempre più di quello che occorre; l'abbondanza di parole piace sempre al povero di spirito."
(Dostoevskij - L'adolescente)

lunedì 25 febbraio 2008

93 -
















"Non c'è essere alcuno che il Tathagata ha liberato. Ancora, se ci fosse stato un qualche essere che il Tathagata avesse liberato, allora di sicuro ci sarebbe stata da parte del Tathagata un'appropriazione di un io, di un essere, di un'anima, di una persona."
(Sutra del diamante)

92 - Gaia Scienza



"Dal paradiso. <Bene e male sono i pregiudizi di Dio> -
disse il serpente."
(Nietzsche)

91 - Settimo: Superbia

90 - Ottavo: ...




Speranza, unico vero peccato capitale.

martedì 19 febbraio 2008

87 - politica

Più che una specie, siamo cluster esclusivi, clan votati al reciproco massacro.

86 - il fondamento e la superficie

I disastri della storia sono nulla più che effetti, conseguenze accessorie.
Nascere è la vera catastrofe.
Nascere è ciò che va fuggito, ciò che bisogna evitare.
I genitori sono per definizione colpevoli di tutte le disgrazie della storia umana.

venerdì 8 febbraio 2008

85 - anonimo

"Mundus vult decipi, ergo decipiatur."
Il mondo vuole essere truffato, dunque lo si inganni.
(Anonimo - XVI sec.)

martedì 29 gennaio 2008

84 - l'inconveniente di essere nati

La prova migliore di quanto l'umanità stia regredendo è l'impossibilità di trovare un solo popolo, una sola tribù, in cui la nascita provochi ancora lutto e lamenti.

(Cioran)

giovedì 24 gennaio 2008

83 - ironia

"Le religioni, così come le ideologie che ne hanno ereditato i vizi,
si riducono a crociate contro lo humour"

(Cioran - Confessioni e anatemi)

82 - in principio era il verbo...

Un avvenire che non ci contempli non è un avvenire. Nei figli non sopravvive nulla. Scaraventiamo nel futuro qualche cromosoma, fossile di chi è morto - ed è morto per sempre.

lunedì 7 gennaio 2008