sabato 24 maggio 2008

114 - 'ragioni' dell'assurdo

"Il sentimento della mancanza di valore fu raggiunto quando si capì che non è possibile interpretare il carattere complessivo dell'esserci né con il concetto di "fine", né con il concetto di "unità", né con il concetto di "verità". In tal modo non si ottiene e non si raggiunge nulla: nella molteplicità del divenire manca l'unità onnicomprensiva: il carattere dell'esserci non è "vero", è falso..., non c'è più nessuna ragione di vagheggiare un mondo vero...
In breve: le categorie "fine", "unità", "essere" con le quali avevamo posto un valore nel mondo, sono da noi nuovamente tratte fuori - e ora il mondo sembra senza valore...
Posto che abbiamo capito che non è più possibile interpretare il mondo con queste tre categorie e che dopo questa constatazione il mondo comincia ad essere per noi senza valore, allora dobbiamo chiederci da dove derivi la nostra credenza in queste 3 categorie - cerchiamo se non sia possibile negare loro questa credenza. Una volta che queste 3 categorie sono state svalutate, allora la dimostrazione della loro inapplicabilità al tutto non è più una ragione per svalutare il tutto.
Risultato: la credenza nelle categorie della ragione è la causa del nichilismo, - abbiamo misurato il valore del mondo con categorie che si rapportano a un mondo puramente simulato.
Risultato finale: tutti i valori con cui fino ad ora abbiamo tentato in primo luogo di rendere per noi stimabile il mondo e con cui, proprio per questo, l'abbiamo svalutato, essendosi rivelati inapplicabili - tutti questi valori, riguardati dal punto di vista psicologico, sono risultati di determinate prospettive dell'utilità per la conservazione e l'accrescimento di forme umane di dominio: e soltanto falsamente proiettati nell'essenza delle cose.
Fa ancor sempre parte della ingenuità iperbolica dell'uomo "porre" se stesso come senso e misura di valore delle cose..."

(Nietzsche - La volontà di potenza)

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