domenica 19 ottobre 2008

138 - liberazione e catene

"...fare del pensiero stesso una cosa dell'arbitrio egoistico, una cosa dell'unico, per così dire un suo trastullo o capriccio amoroso, togliendogli il suo significato di "ultimo e decisivo potere", questa degradazione e dissacrazione del pensiero, questo equiparare l'io che pensa e l'io che non pensa, questa grezza ma reale "eguaglianza" - a questo la critica non può giungere, perché essa stessa non è che la sacerdotessa del pensare e al di là del pensare non vede altro che il diluvio."

(Max Stirner -
L'unico e la sua proprietà)

137 - il ciclo della filosofia

"[...] quelle verità che sono la sostanza di tutta la filosofia, si debbono occultare alla maggiorparte degli uomini; e credo che facilmente consentireste che debbano essere ignorate o dimenticate da tutti: perché sapute, e ritenute nell'animo, non possono altro che nuocere. Il che è quanto dire che la filosofia si debba estirpare dal mondo. Io non ignoro che l'ultima considerazione che si ricava dalla filosofia vera e perfetta, si è, che non bisogna filosofare. Dal che si inferisce che la filosofia, primieramente è inutile, perché a questo effetto di non filosofare non fa di bisogno esser filosofo; secondariamente è dannosissima, perché quella ultima conclusione non s'impara se non alle proprie spese, e imparata che sia, non si può mettere in opera; non essendo in arbitrio degli uomini dimenticare le verità conosciute, e deponendosi più facilmente qualunque altro abito che quello di filosofare. In somma la filosofia, sperando e promettendo a principio di medicare i vostri mali, in ultimo si riduce a desiderare invano di rimediare a se stessa."

(Leopardi - Dialogo di Timandro e di Eleandro)