martedì 21 aprile 2009

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"Il suicida ricerca il significato della vita, poi ad un certo punto si convince che il mondo è insensato e quindi si uccide - non perché il mondo o la vita in quanto tali si siano rivelati invivibili, ma perché non soddisfano la sua esigenza di un significato ultimo che possa essere compreso. Con questa esigenza il suicida ha costruito una realtà inadeguata che lo porta all'autodistruzione [...]"

 (Epilogo a "La realtà inventata", Feltrinelli 1988)

1 commento:

Anonimo ha detto...

Vero,
giunti infine all'impronunciabile cuore del ciclone che si annuncia anche in cima a queste pagine, si trova una certa quiete. In questa, che è la quiete in cui le cose ribollono in uno stato che le approssima alla nascita e alla dissoluzione, è dato fare una scelta. Allora il cervello giudicante l'insensatezza raccogliticcia del mondo e la nostra persona moritura e fragile, sceglie di costruire per sè un universo ed abitarlo...
DIsertare il mondo in cui sbarelliamo non è possibile, è necessario. Potremmo ucciderci all'istante: non è il mio un metro di utilità, nè tantomeno di fedeltà alla vita. La nostra persona, il nostro mondo o lo si crea o lo si subisce; non so se sia libera la scelta, non mi interessa.
La soluzione risiede in una parola: siderale.
Xeper.

-Paolo-