"...poiché alle mie domande sulla felicità, attraverso la mia coscienza ricevo dalla natura solo la risposta che non posso essere felice se non nell'armonia del tutto, che non capisco e che evidentemente non sarò mai in grado di capire; poiché la natura non soltanto non mi riconosce il diritto di domandarle conto, ma non mi risponde per nulla, e non perché non voglia, ma perché non può rispondere; poiché mi sono convinto che la natura, per rispondere alle domande, ha destinato (incoscientemente) me stesso e mi risponde con la mia coscienza (poiché io stesso dico tutto ciò a me stesso); poiché, infine, in un simile ordine di cose, io mi assegno nello stesso tempo la funzione di querelante e di querelato, di accusato e di giudice, e trovo questa commedia da parte della natura del tutto stupida, e per parte mia trovo il sopportarla perfino umiliante; nella mia indiscutibile qualità di querelante e querelato, di giudice e di accusato, condanno questa natura - che senza tante cerimonie e sfrontatamente mi ha creato per la sofferenza - a essere distrutta insieme a me...
Ma poiché io la natura non posso distruggerla, distruggo solo me stesso, esclusivamente per il fastidio di sopportare una tirannia della quale nessuno è colpevole."
(Dostoevskij - Diario di uno scrittore - ottobre 1876)
1 commenti:
Eppoi mi chiedo perché non leggo più spesso il tuo blog.
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