sabato 26 febbraio 2011

192 - teatro senza quinte

"...poiché alle mie domande sulla felicità, attraverso la mia coscienza ricevo dalla natura solo la risposta che non posso essere felice se non nell'armonia del tutto, che non capisco e che evidentemente non sarò mai in grado di capire; poiché la natura non soltanto non mi riconosce il diritto di domandarle conto, ma non mi risponde per nulla, e non perché non voglia, ma perché non può rispondere; poiché mi sono convinto che la natura, per rispondere alle domande, ha destinato (incoscientemente) me stesso e mi risponde con la mia coscienza (poiché io stesso dico tutto ciò a me stesso); poiché, infine, in un simile ordine di cose, io mi assegno nello stesso tempo la funzione di querelante e di querelato, di accusato e di giudice, e trovo questa commedia da parte della natura del tutto stupida, e per parte mia trovo il sopportarla perfino umiliante; nella mia indiscutibile qualità di querelante e querelato, di giudice e di accusato, condanno questa natura - che senza tante cerimonie e sfrontatamente mi ha creato per la sofferenza - a essere distrutta insieme a me...
Ma poiché io la natura non posso distruggerla, distruggo solo me stesso, esclusivamente per il fastidio di sopportare una tirannia della quale nessuno è colpevole."

(Dostoevskij - Diario di uno scrittore - ottobre 1876)

1 commento:

Piede Pazzo ha detto...

Eppoi mi chiedo perché non leggo più spesso il tuo blog.