venerdì 17 maggio 2013

210 - "Infinite Jest" (David Foster Wallace)

"Racconta che le si ruppero le acque e le iniziarono le contrazioni una notte tardi nella stanza d’albergo che le era stata messa a disposizione dall’assistenza sociale mentre era proprio nel bel mezzo di uno sballo per pagare il quale aveva dovuto fare marchette tutta la notte e aveva fatto delle cose incredibilmente schifose e degradanti; dice che lo faceva per farsi, anche quando era incinta; e anche quando i dolori delle contrazioni erano diventati troppo forti da resistere, non era riuscita a staccarsi dalla pipa della coca per andare in una clinica pubblica a partorire, e così era rimasta seduta sul pavimento della camera d’albergo dell’assistenza sociale e si era fatta di roba pura per tutto il tempo del travaglio (il velo della ragazza nuova, Joelle, si alza e si abbassa con il suo respiro, osserva Gately, proprio come durante il racconto della ragazza precedente quando aveva descritto l’orgasmo della statua nella foto votiva della madre cattolica della ragazza catatonica con quelle disfunzioni gravi); e così alla fine aveva partorito il bambino da sola sul tappetino della sua stanza su un fianco come una mucca, mentre continuava a riempire la pipa di vetro e a fumare per tutto il tempo senza potersi fermare; e il bambino era secco e duro come una cacata costipata, senza quella acquerugiola protettiva e senza nessun materiale di quelli che normalmente vengono fuori dopo la nascita, e così scoprì che il bambino era minuscolo e tutto risecchito, dello stesso colore del tè forte, ed era morto, e non aveva neanche la faccia, nell’utero non aveva sviluppato gli occhi e neanche le narici e aveva soltanto una piccola virgola al posto della bocca, senza labbra, e gli arti erano malformati e aracnodattili, e c’era una specie di membrana traslucida tipo rettile tra le dita mucronate; la bocca della ragazza è un arco di dolore tremolante; il suo bambino era stato avvelenato prima che potesse sviluppare una faccia o prima di poter fare le sue scelte personali, e sarebbe subito morto in una Crisi di Astinenza dalla Sostanza nell’incubatrice di Pyrex della clinica pubblica se fosse uscito fuori vivo, ne era certa, perché lei si era fatta continuamente di freebase per tutta la gravidanza; e alla fine consumò tutta la roba e poi aveva fumato il filtro e anche la palla di lana d’acciaio nella pipa e anche il tessuto del filtro era andato in cenere e poi aveva raccattato dal tappeto anche dei pezzettini che sembravano lanugine e li aveva fumati, e alla fine la ragazza era svenuta, ancora con il cordone ombelicale attaccato al bambino morto; e come quando si riebbe di nuovo alla luce che non risparmia niente del mezzogiorno del giorno dopo e vide la cosa che era ancora attaccata alla sua pancia ormai vuota per il cordone risecchito si trovò davanti la punta della freccia della responsabilità, e non appena guardò alla luce del giorno il bambino appena nato senza faccia e tutto risecchito, fu sopraffatta dal dolore e dal disprezzo per se stessa tanto che eresse una fortificazione di completo Rifiuto, un Rifiuto totale. Prese in braccio quella cosa morta e la cullò proprio come se fosse viva, e la portò con sé dappertutto, proprio come, secondo lei, dovevano fare le madri premurose che si portano i loro bambini da qualsiasi parte, il corpo del bambino senza faccia completamente avvolto e nascosto in una copertina rosa che la madre tossica in attesa era riuscita a comprare da Woolworth al settimo mese, e non tagliò il cordone ombelicale fino a che la parte del cordone che era attaccata a lei uscì fuori, e continuava a penzolare e mandava un puzzo terribile; lei seguitava a portarsi il bambino morto dappertutto, anche quando faceva le marchette, perché, non importava se fosse una madre single o no, doveva ancora farsi, e così portava in braccio il bambino avvolto nella coperta, mentre camminava per strada con gli short fucsia e il top allacciato al collo e i tacchi a spillo verdi, a fare marchette, fino a che non s’incominciò a sentire chiaramente, mentre girava intorno al suo isolato - era agosto - diciamo che s’incominciò a sentire in maniera del tutto evidente che il bambino nel bozzolo della coperta macchiata, che lei teneva in braccio, non era un bambino vitale da un punto di vista biologico, e quelli che si trovavano a passarle accanto nelle strade della zona sud di Boston iniziarono a scansarla con la faccia bianca, quella ragazza con i denti neri e senza ciglia (le ciglia erano scomparse in un incidente con la Sostanza; il pericolo di incendi e la displasia dentale trovano terreno fertile con la coca pura) e con uno sguardo calmo che la faceva sembrare stregata, ignara della strage olfattiva che stava causando nelle strade oppresse dall’afa; ma il suo giro d’affari con le marchette quell’agosto subì una notevole contrazione, per un motivo del tutto comprensibile, e alla fine nella zona si incominciò a mormorare del suo problema, del suo Rifiuto con il bambino, e le sue colleghe cocainomani e le amiche della strada, anche loro della zona sud di Boston, le si avvicinarono protestando gentilmente con il loro accento senza r e con dei fazzoletti profumati in mano, e cercarono di farla ragionare e di farle superare il suo Rifiuto, ma la ragazza le ignorò tutte, proteggeva il suo bambino da ogni male e lo teneva stretto a sé - ormai era attaccato a lei nel vero senso della parola e sarebbe stato piuttosto difficile staccarlo dalla sua mano - e camminava per le strade evitata da tutti, senza clienti, in rovina, ormai alle prime fasi della crisi di Astinenza dalla Sostanza, con quello che rimaneva del cordone ombelicale del bambino morto che ciondolava dalla coperta di Woolworth incrostata che ormai non si poteva più chiudere perché era tutta gonfia: per quanto riguarda il Rifiuto, la ragazza stava vivendo un Rifiuto di Serie A ma alla fine un poliziotto in servizio, pallido e barcollante, telefonò al tristemente famoso Dipartimento dei Servizi Sociali del Commonwealth..."

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