domenica 13 aprile 2014

216 - J. Rodolfo Wilcock "La sinagoga degli iconoclasti"

ALFRED ATTENDU

A Haut-les-Aigues, in un angolo del Giura vicino alla frontiera svizzera, il dottor Alfred Attendu dirigeva il suo panoramico Sanatorio di Rieducazione ossia ospizio di cretini. Gli anni tra il 1940 e il 1944 furono i suoi anni d’oro; in quel periodo compì indisturbato gli studi, esperimenti e osservazioni che poi raccolse nel suo testo, rimasto classico sull’argomento, Il fastidio dell’intelligenza (L’embêtement de l’intelligence, Bésançon, 1945).
Isolato, dimenticato, autosufficiente, abbondantemente rifornito di rieducandi, misteriosamente risparmiato da qualsiasi invadenza teutonica, grazie anche allo stato disastrato dell’unica strada di accesso, ridotta in brandelli da un disguido bombardamentale (i tedeschi avevano creduto che la strada conducesse in Svizzera, per via di una freccia con la scritta «Rifugio di Deficienti»); insomma, re del suo piccolo regno di scemi, Attendu si permise per tutti quegli anni di ignorare ciò che i giornali pomposamente chiamavano il crollo di un mondo, ma che in realtà, visto dall’alto della Storia, o in ogni caso dall’alto del Giura, non fu che un doppio cambio di polizie con qualche incidente di assestamento.
Già dal titolo del libro di Attendu trapela la sua tesi, e cioè che in ogni sua funzione e attività non necessaria alla vita vegetativa, il cervello è una fonte di fastidi. Per secoli, l’opinione corrente ha ritenuto che l’idiozia sia nell’uomo un sintomo di degenerazione; Attendu ribalta il secolare pregiudizio e afferma che l’idiota altro non è che il prototipo umano primitivo, di cui siamo soltanto la versione corrotta, e perciò soggetta a disturbi, a passioni e a smanie contro natura, che al vero cretino, al puro, sono felicemente risparmiati.
Nel suo libro, lo psichiatra francese descrive o propone un Eden originale popolato da imbecilli: pigri, torpidi, dagli occhi porcini, guance gialle, labbra spesse, lingua sporgente, voce bassa e rauca, l’udito scarso, il sesso irrilevante. Con espressione classica, li chiama les enfants du bon Dieu.
I loro discendenti, impropriamente chiamati uomini, sempre più tendono a allontanarsi dal modello platonico o imbecille primigenio, spinti verso i dementi abissi del linguaggio, della morale, del lavoro e dell’arte. Di quando in quando, a una madre fortunata è concesso di partorire un idiota, immagine nostalgica della creazione prima, nel cui volto ancora una volta Dio si riflette. Questi esseri cristallini sono la muta testimonianza della nostra depravazione; tra noi si aggirano come specchi della divina primitiva ebetudine. L’uomo però se ne vergogna, e li rinchiude per dimenticarli; calmi, gli angeli senza peccato vivono vite brevi ma di perpetua, non controllata gioia, masticando terra, masturbandosi in continuazione, sguazzando nel fango, rannicchiandosi nella cuccia amichevole del cane, ficcando distrattamente le dita nel fuoco, inermi, superiori, invulnerabili.
Qualsiasi movimento tendente a reinserire i deficienti, congeniti o accidentali, nella società civile, si fonda sul presupposto — certamente falso — che gli evoluti siamo noi, e loro i degenerati. Attendu rovescia questo presupposto, decide cioè che i degenerati siamo noi e i modelli loro, e dà così inizio a un movimento inverso, finora rimasto per ben individuati motivi senza altro seguito che l’antica ma tacita collaborazione delle massime autorità, non solo psichiatriche, tendente a esasperare negli imbecilli quel che li rende appunto imbecilli.
Ragioni non gli mancavano. Dall’alto di Haut-les-Aigues aveva visto - metaforicamente, perché non era un’aquila né aveva un telescopio - gli eserciti dell’una e dell’altra parte andare e venire come in un film comico spingendo vaste cancellate d’aria intangibile, sparando all’indietro, fuggendo verso la vittoria, costruendo per distruggere, strappandosi bandiere di modesto prezzo a prezzo della vita. I loro dissennati tramestìi esulavano dall’umana comprensione.
E voltando invece lo sguardo dall’altra parte, entro i confini del suo giardino chiaro, aveva visto tra gli abeti quei suoi bambocci, anch’essi ventenni e pieni di vita, giocare a giochi di incessante invenzione, per esempio fare a pezzi il pallone con i denti, frugarsi il naso con l’alluce del compagno, acchiappare i pesci nello stagno, aprire tutti i rubinetti per vedere che succedeva, scavare una buca per sedersi dentro, ridurre in strisce i lenzuoli appesi e poi correre intorno sventolando le strisce, mentre i più posati, filosoficamente, si riempivano di concime l’ombelico o si strappavano riflessivi uno per uno i capelli dalla testa. Anche l’odore del Giardino originale doveva essere stato quello. Chiedevano protezione, sì, ma nella loro qualità di messaggeri preziosi, esemplari, delicati; toccati, come si era sempre detto, dal buon Dio, eletti per compagni da Suo Figlio.
La scelta era obbligata : chiunque avrebbe scelto gli scemi dell’ospizio. Il merito di Attendu sta tuttavia nell’aver tratto le dovute conseguenze da una tale scelta: premesso che la condizione di cretino è per l’uomo normale la condizione ideale, studiare per quali vie i cretini imperfetti possano raggiungere l’auspicabile perfezione. In quegli anni i minorati psìchici venivano classificati secondo l’età mentale, desumibile da appositi test: età mentale tre anni o meno, idioti; da tre a sette anni, imbecilli; da otto a dodici anni, deficienti. Scopo dello studioso era quindi scoprire i mezzi idonei a ridurre i deficienti allo stato di imbecilli, e gli imbecilli all’idiozia completa. I vari tentativi di Attendu in questa direzione e i metodi più pertinenti sono particolareggiatamente descritti nel suo interessante libro, spesso citato nelle bibliografie. Curiosamente, non sono stati in molti a rilevare che embêtement vuol anche dire, etimologicamente, abbrutimento.
La prima cura del sanitario consiste nell’abolire ogni contatto del ricoverato col linguaggio. Siccome alcuni tra gli internati erano ancora in possesso, al momento del ricovero, di qualche mezzo, sia pure rudimentale, di comunicazione verbale, il nuovo arrivato veniva segregato in una celletta o scatola, finché il silenzio e il buio non gli toglievano ogni residuo o sospetto di loquacità. In genere pochi mesi bastavano; gli esperti infermieri del dottor Attendu sapevano riconoscere, dal tipo di grugniti dell’educando, quando era giunto il momento di trarlo dal cubicolo per portarlo in porcile.
La terapia del porcile si era dimostrata la più efficace per il raggiungimento dello scopo successivo, che era quello di togliere al convittore qualsiasi traccia di buone maniere, pulizia, ordine e simili caratteristiche subumane eventualmente acquisite in precedenza. In questo senso gli educandi più difficili si erano dimostrati quelli provenienti da istituti religiosi, luoghi noti infatti per il loro scrupoloso rispetto delle buone maniere e della pulizia. Quelli invece che venivano direttamente dal seno della famiglia, dal seno di una famiglia francese, erano più spontaneamente portati alla rozzezza e alla sporcizia.
Tutti i convittori erano provvisti di randelli e periodicamente invitati dagli infermieri, con l’esempio, a prendere a randellate i loro compagni; questa terapia tendeva a eliminare dal loro vuoto mentale ogni residuo di aggressività sociale. Fanciulli e fanciulle venivano inoltre abituati a girare nudi, anche d’inverno, e pure con l’esempio indotti a giochi bestiali di vario tipo. Questo soprattutto nel settore dei deficienti, che partecipavano piuttosto volentieri a tali giochi con gli infermieri; perché negli imbecilli e meglio ancora negli idioti gli istinti si erano andati raffinando e regredendo alla purezza primitiva: il massimo che potevano fare era mangiarsi mutuamente le feci. Invece i deficienti, a modo loro, si davano con gusto a una sorta di allegra vita sessuale angelica.
Di notte era un gran baccano, e non di rado un vero, spiritoso bordello. Buon segno, perché il sonno tranquillo e prolungato è un sintomo, secondo Attendu, di indebita attività mentale durante il giorno. Difatti, se un internato veniva trovato di notte in questo stato anomalo di sonno profondo, gli infermieri lo tiravano via dal letto e lo buttavano in una vasca di acqua fredda. A volte qualche imbecille interveniva pure lui e buttava nella vasca un infermiere; gli idioti più evoluti, invece, si tenevano in disparte, ormai del tutto apatici: gli aristocratici, i favoriti del Direttore, li chiamavano gli infermieri. Agli idioti veri e propri piaceva sopra tutte le cose il cinematografo, specie se a colori; ma anche il gran rumore li rallegrava, massimamente i dischi detti da Festival.
Nel corso dei vari processi che dovette subire il dottor Attendu dal 1946 in poi, venne fuori un altro particolare scientifico interessante: quasi tutti i deficienti di uno, due o tre anni che si trovavano nel Sanatorio, i cosiddetti «petits anges», erano figli suoi, prodotti in loco a quanto pare mediante l’inseminazione artificiale; per le giovani mamme, ventitré, era stato costruito un comodo pollaio-maternità, col pavimento di cemento facilmente lavabile.

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