martedì 30 dicembre 2014

220 - Noi, figli di Eichmann

"...tra la nostra capacità di produzione e quella di immaginazione si è aperta una frattura... che si allarga di giorno in giorno [...]
la nostra capacità di produzione è illimitata, dato che l'incremento delle prestazioni tecniche non conosce limiti; mentre quella della nostra immaginazione è limitata per natura [...]
E quel che vale per l'immaginazione vale nella stessa misura anche per la nostra percezione: se gli effetti del nostro lavorare e del nostro agire oltrepassano una certa misura o un certo grado di mediazione, allora davanti ai nostri occhi questi si offuscano [...]

L'ingenua speranza ottimistica del XIX secolo, quella secondo cui con la crescita della tecnica cresce automaticamente anche la «chiarezza» dell'uomo, dobbiamo cancellarla definitivamente.

Quanto più alta è la velocità del progresso, quanto più grandi sono gli effetti della nostra produzione e quanto più è intricata la struttura dei nostri apparati, tanto più rapidamente la nostra immaginazione e la nostra percezione non riescono a stargli dietro, tanto più rapidamente cala la nostra «chiarezza» e tanto più diventiamo ciechi."

(Günther Anders)

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